Le sigarette torinesi schiacciate dalle multinazionali

Le grandi compagnie del tabacco stritolano le sigarette "made in Turin". Non è facile rivaleggiare con multinazionali potentissime e cariche di miliardi, capaci di influenzare anche le politiche delle varie nazioni. Così la Yesmoke, di Settimo Torinese (50 lavoratori a rischio) ora potrebbe addirittura chiudere i battenti. Anche perché sono gli stessi Monopoli dello Stato a pretendere che la serranda si abbassi per sempre su questa fabbrica italiana.

Premesso che fumare non è un'attività salubre, lo Stato continua tranquillamente a vendere tabacco e sigarette, con tanto di bollo. Preferisce però favorire - chissà perché - le grandi multinazionali, imponendo prezzi minimi di vendita. Da anni la dirigenza di Yes Smoke si batte per poter vendere a un prezzo inferiore le proprie sigarette. Ha anche intentato varie cause, per riuscire a far pagare il pacchetto 2.50 oppure 3 euro. Invece, le viene imposto dai Monopoli (in virtù di un decreto Mastella) di chiedere almeno 4 euro ogni 20 sigarette. Difficile sfondare quando marchi ben più noti sono sugli scaffali dei tabaccai a 4,20 o 4,30 euro. Prezzi, tra parentesi, altissimi. Ma si pensi a quanti fumatori, pagando circa la metà un prodotto equivalente, si orienterebbero invece sul marchio torinese. Diversi giornalisti torinesi e anche alcuni di Settimo, del resto, già per pochi centesimi hanno scelto di passare all'autarchia subalpina in fatto di tabacco.

Intanto, l'assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Claudia Porchietto, domani vola a Roma, ai Monopoli di Stato, per verificare la possibilità di una strada condivisa per tutelare i livelli occupazionali della Yes Smoke. Ad annunciarlo è stata lo stesso assessore: 'La Regione Piemonte - dice - martedì scorso ha accompagnato l'azienda per incontrare Unicredit per studiare possibili nuove soluzioni creditizie. Ora insieme con i parlamentari Andrea Fluttero e Stefano Esposito, ci recheremo anche a Roma per capire quali soluzioni, legislativamente sostenibili, possano essere messe in campo per venire incontro alla azienda e ai lavoratori''.

"La Yes Smoke oggi ha 50 dipendenti ma ha la possibilità di crescere nel futuro - conclude Porchietto - è importante che si riesca a sbloccare una situazione normativa che rischia di portare alla chiusura di un'attività dall'alto potenziale occupazionale nei prossimi anni".

Sulla battaglia contro le multinazionali, Yesmoke scrive sul proprio sito: "Lo Stato italiano, che con i suoi organi e istituzioni sostiene le multinazionali del tabacco, è il maggiore ostacolo allo sviluppo di un'azienda italiana nel settore del tabacco. Lo Stato oggi non si pone problemi davanti alla prospettiva di determinare la chiusura di un'azienda italiana, e la perdita del lavoro per i suoi dipendenti, per tutelare gli interessi finanziari di aziende straniere. Italia o Italietta? Non è più il tempo in cui ci si armava per cacciare l’invasore. Gli ultimi decenni sembrano aver prodotto una classe politica schierata a favore di forze occulte, che vogliono un paese dalle istituzioni servili, pronte a fare torto alla propria stessa gente pur di non dispiacere allo straniero di turno".