PER QUALE MOTIVO IN EUROPA SI PRODUCONO SIGARETTE E SI APRONO NUOVE FABBRICHE, MA IN ITALIA NO?

Fino a pochi anni fa le sigarette vendute sul mercato italiano erano prodotte per il 95% in Italia. L'Ente Tabacchi Italiano, allora proprietario di tutti i brands italiani, prima di essere venduto nel 2004 alla British American Tobacco, produceva anche le Marlboro per Philip Morris.
Oggi il 99% delle sigarette vendute in Italia (inclusa la Logista S.p.A. che si occupa della loro distribuzione), un settore da oltre 14 miliardi all'anno di entrate fiscali, è di proprietà di un cartello di società straniere, che ne hanno ormai spostato in altri paesi quasi tutta la produzione.
Queste società si dividono ben 2 miliardi e 800 milioni di euro di fatturato per anno, senza pagare tasse in Italia.
Il comportamento dello Stato Italiano è paradossale, poichè vende tutte le marche di sigarette italiane a società straniere, ed è indifferente davanti al fatto che queste società spostino la produzione all'estero togliendo posti di lavoro in Italia.
Di fatto, lo Stato Italiano, bloccando la libera concorrenza con il prezzo minimo, impedisce a nuovi produttori che volessero investire nel mercato italiano delle sigarette di produrre e pagare tasse in Italia, e permette ai produttori stranieri di fare utili enormi, pur sapendo che non pagano tasse in Italia.
Addirittura lo Stato Italiano scende in campo al fianco dei produttori stranieri, contro i produttori italiani, e si batte contro l'Unione Europea che dice che il prezzo minimo "tutela i produttori di sigarette, a danno delle entrate fiscali".
Scenario tipicamente italiano
Philip Morris fa produrre tutte le sue sigarette da una società straniera consociata, da questa le acquista a un prezzo esorbitante e le vende sul mercato italiano dichiarando legalmente utili irrisori.
Ma se Philip Morris producesse le proprie sigarette in Italia, varrebbero i costi reali di produzione e, soprattutto, ci sarebbero limiti nel pagamento di eventuali royalties.
Secondo gli ultimi bilanci, su un fatturato di 1 miliardo e 446 milioni di euro, Philip Morris ha denunciato solo 53 milioni e 320 mila euro di utile.
Quanto dovrebbe dichiarare al fisco la Yesmoke Tobacco S.p.A., che produce in Italia, se vendesse circa 2 miliardi e mezzo di pacchetti di sigarette, come fa in un anno Philip Morris?
Ad un prezzo medio di 4 euro, corrispondente, all'incirca, al prezzo medio di vendita di Philip Morris (che va dalle Diana a 3.70 alle Marlboro a 4.40), Yesmoke dovrebbe dichiarare ben 1 miliardo e 175 milioni di euro di utili.
Japan Tobacco, invece, opera legalmente in maniera ancora più furba, vendendo in Italia direttamente con una società straniera con sede in Olanda, e non facendo in Italia neppure la dichiarazione dei redditi.
Japan Tobacco Italia srl, con sede a Milano, non elargisce neanche due spiccioli simbolici di tasse, perchè ufficialmente non si occupa di vendita di sigarette, ma solo della loro "promozione".
Il questo scenario il ruolo delle istituzioni è paradossale, in quanto si attivano in difesa di questo stato delle cose.
Il Prezzo Minimo delle sigarette
Il Prezzo Minimo costringe i produttori delle sigarette vendute ai prezzi più' bassi ad alzare il prezzo fino ad un minimo stabilito dallo Stato e, in teoria, a guadagnare di più. Nella realtà questo non succede perché i consumatori, a parità' di prezzo, sono portati a scegliere la sigaretta più famosa.
Così l'aumento di prezzo non porta maggiori introiti allo Stato, ma al cartello dei produttori di sigarette. Far salire il prezzo con il semplice aumento generalizzato delle tasse, che avrebbe come conseguenza un aumento di prezzo per tutte le sigarette, porterebbe maggiori introiti alla Stato, costringendo i produttori dei brands più costosi a ridurre gli utili per restare competitivi.
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Non avete detto che esistono ancora marche italiane, prodotte al 100% in Italia, e che pagano le tasse in Italia: sono le “Linda”, le “Futura” e le “MS-821″, prodotte in Italia, a Chiaravalle (AN), dalla M.I.T. (Manifattura Italiana Tabacchi).
Mi chiedo come mai continuate a scrivere questi articoli…
Volete emergere, continuate a criticare l’operato delle multinaqzionali e voi cosa fate per imporvi nel mercato italiano con una sigaretta italiana prodotta in Italia??? lasciate a casa tutti i venditori nella speranza che gli affari vengano da soli.
In passato Vi ho posto molte domande senza ricevere risposte, vediamo se ora mi rispondete.
Se l’Italia scendesse in guerra contro qualcuno, con tutto il suo mercato delle sigarette dipendente dall’estero, ci sarebbe un metodo infallibile per metterla KO in un giorno: al nemico basterebb interrompere l’approvvigionamento di sigarettea all’Italia. Non solo bloccherebbe la riscossione delle entrate fiscali, ma creerebbe una ribellione della popolazione che non può stare senza sigarette, che appenderebbe tutto il governo a testa in giù.
Esiste solo una marca italiana al 100%
Si chiama YESMOKE, è nata nel 2004 mi sembra… comunque questa ditta è indipendente dalle multinazionali del tabacco, e di conseguenza non fanno male come le altre sigarette a cui vengono aggiunti additivi per creare dipendenza.
Se vi volete informare su questa marca vi dò il sito ufficiale:
http://yesmoke.eu/
@Fabio: grazie per il consiglio.. corro a vederlo!