Stato italiano contro Yesmoke

Lo Stato italiano, che con i suoi organi e istituzioni sostiene le multinazionali del tabacco, è il maggiore ostacolo allo sviluppo di un'azienda italiana nel settore del tabacco. Lo Stato oggi non si pone problemi davanti alla prospettiva di determinare la chiusura di un'azienda italiana, e la perdita del lavoro per i suoi dipendenti, per tutelare gli interessi finanziari di aziende straniere.

Italia o Italietta? Non è più il tempo in cui ci si armava per cacciare l’invasore. Gli ultimi decenni sembrano aver prodotto una classe politica schierata a favore di forze occulte, che vogliono un paese dalle istituzioni servili, pronte a fare torto alla propria stessa gente pur di non dispiacere allo straniero di turno.

Premessa: caos privatizzazioni

Fino a pochi anni fa le sigarette vendute sul mercato italiano erano prodotte per il 95% in Italia. Oggi, nel 2010, il 99% delle sigarette vendute in Italia, un settore da 14 miliardi all’anno di entrate fiscali è di proprietà di un cartello di società straniere, che hanno ormai spostato in altri paesi quasi tutta la produzione.

Queste società si dividono ben 2 miliardi e 400 milioni di euro di utile per anno, eludendo il fisco italiano a piacimento. A completamento di questo incredibile scenario va aggiunto che la spagnola Logista ha il monopolio della distribuzione.

Approfondimenti

Prezzo minimo delle sigarette

Il «Prezzo minimo» è stato istituito in Italia, Francia, Irlanda e Austria nel 2005, ed è stato abolito dalla Corte di giustizia europea con le sentenze del 4 marzo 2010, contro Francia, Irlanda e Austria, e del 24 giugno 2010 contro l’Italia. Però nel Bel Paese gli effetti del prezzo minimo si sono protratti grazie al DL 94 del 23 giugno, la cosiddetta «Tassa minima», che ha permesso l’aggiramento della sentenza europea. La «Tassa minima» sarà annullata dal TAR del Lazio il 5 aprile 2012, data che segna la definitiva liberalizzazione del mercato italiano.

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