Questa guerra è stata vinta

Inchiesta «Internet Smoking»

Philip Morris voleva fermare Yesmoke, ma non trovava la collaborazione né delle autorità americane, né di quelle svizzere. Cosa fare? Per risolvere il problema, Big Tobacco aveva pensato di rivolgersi ai fidi amici di quel paese di ass-kissers chiamato Italia, affinché rendessero la vita dura a quei rompi-coglioni.

Il «Blitz» in Italia

A un mese dal «Blitz contro il contrabbando» al JFK di New York, all’alba di venerdì 17 dicembre 2004 la Guardia di Finanza, con l’alibi della lotta al contrabbando in Italia, si presenta alle abitazioni dei titolari e dei responsabili della Yesmoke, e fa loro capire che: «La vendita online di Marlboro, dalla Svizzera in USA, è una cosa che non s’ha da fare».

L’inchiesta, chiamata «Internet smoking», vuole indagare sul ruolo di Yesmoke in operazione di contrabbando su larga scala in Italia, e in particolare sulla responsabilità personale dei proprietari, collaboratori e impiegati.

Si tratta di un’inchiesta grottesca, svolta nella più totale ignoranza in fatto di leggi e regolamenti, con tanto di intercettazioni, pedinamenti, raid delle forze dell’ordine, comunicati stampa diffamatori pieni di stupidaggini senza capo né coda, prove tarocco, violazione del segreto istruttorio… Tutto secondo il più classico rituale giudiziario italiota.

Spedire sigarette in Italia con la dichiarazione doganale è legale. Nei primi mesi di attività del negozio online, Yesmoke ha inviato poche spedizioni di sigarette in Italia, dove le dogane non solo chiedevano il pagamento dei dazi doganali, ma applicavano sovrattasse e supplementi che rendevano il prodotto più costoso che al negozio sotto casa. Così Yesmoke era stato costretto ad interrompere le spedizioni.

Il 21 dicembre 2010 il Tribunale di Torino, a conclusione dell’annosa vicenda, assolverà la Yesmoke e tutti gli imputati dall’accusa di contrabbando via internet perchè il fatto non sussiste.

Cronologia

  • 17 Dicembre 2004: Blitz della Guardia di Finanza – alle abitazioni italiane dei proprietari e dei collaboratori di Yesmoke;
  • Estate 2005: Sembrerebbe che le indagini non abbiano portato a nulla di significativo. L’inchiesta continua, e passa alla Procura di Genova;
  • Autunno 2006: L’inchiesta passa alla Procura di Milano;
  • 6 Giugno 2007: Prima udienza a Milano, e rinvio al 24 Settembre 2007;
  • 24 Settembre 2007: Seconda udienza a Milano. I giudici dichiarano la loro incompetenza sul caso Yesmoke, che viene affidato alla Procura di Torino;
  • 22 Dicembre 2008: Udienza a Torino – La decisione sull’eventuale rinvio a giudizio per contrabbando dei vertici della Yesmoke S.p.A. è rinviata al 21 gennaio 2009;
  • 21 Gennaio 2009: Udienza a Torino – La decisione sull’eventuale rinvio a giudizio per contrabbando dei vertici della Yesmoke S.p.A. è rinviata al 19 febbraio 2009;
  • 19 Febbraio 2009: I vertici della Yesmoke vengono rinviati a giudizio per «contrabbando».
  • 21 Dicembre 2010: Il Tribunale di Torino assolve tutti perché «il fatto non sussiste».

«Intimidazione fiscale?»

Nell’estate del 2005 giunge al titolare della Yesmoke Tobacco S.A. una richiesta di pagamento tasse per 23 milioni di Euro da parte della Guardia di Finanza Italiana. La richiesta non riguarda l’azienda ma la persona fisica del titolare.

Nel documento, che sembra una vera e propria «Intimidazione fiscale» si specifica che la somma corrisponde alle tasse non pagate sulle sigarette vendute in Italia già negli anni 1998 e 99, tramite il sito Yesmoke.com (registrato nel 2000…), per arrivare fino al 2004. Ma Yesmoke non vendeva in Italia!

Il dato più incredibile è che il conteggio si basa su dati precisi, specifica quantitativi in modo dettagliato, del tutto inventati. Alla richiesta viene ovviamente fatta opposizione. Tutto quanto scritto nel documento, infatti, essendo totalmente inventato, o frutto di informazioni sbagliate, è impossibile da verificare, e sembra essere soltanto l’ennesima intimidazione.

La folle richiesta giunge proprio mentre i titolari della Yesmoke stanno progettando il trasferimento della fabbrica di sigarette dalla Svizzera in Italia, a Torino. L’intimidazione non darà alcun risultato, e la fabbrica sarà fatta.

Yesmoke e la «Mafia»

Chissà su quali «Intrecci mafiosi» staranno indagando! Le inchieste italiane su Yesmoke hanno una caratteristica in comune: non finiscono mai.

Nel frattempo capita che «L’indagato» si senta rispondere: «Siamo spiacenti… c’è un’inchiesta in corso…» come quando il San Paolo di Torino, banca ufficiale di Philip Morris, aveva invitato Yesmoke a portare altrove i suoi conti, allorché l’azienda si apprestava a costruire la fabbrica di Torino. Per fortuna era arrivata l’Unicredit a salvare la situazione, accogliendo con piacere l’ottimo cliente Yesmoke, ed inserendolo tra i corporate clients.

Le inchieste interminabili potrebbero avere lo scopo di intimidire. Esse mandano un messaggio: «Attenti, siamo sempre in tempo ad inventare qualunque storia su di voi, se non vi comporterete bene…». Storie probabilmente demenziali nella logica, e grossolane nella loro falsità, come si erano già lette sui giornali italiani in occasione dell’inchiesta di Imperia per «Contrabbando».

Ma perché l’intimidazione? Perché Yesmoke deve rispettare le sentenze dell’alleato americano, supponiamo. Ma di che razza di sentenze si tratti, questo non ha alcuna importanza, il senso critico viene letteralmente abolito in casi come questo. Evidentemente le autorità italiane sono molto dispiaciute del fatto che Yesmoke abbia venduto ai clienti americani le Marlboro destinate al mercato europeo… un fatto gravissimo!

Ma quando mai una sentenza straniera riceverebbe lo stesso trattamento in America? Senza contare che Yesmoke non è mai stata accusata di contrabbando, ma è stata condannata per «Violazione di Copyright».

Negli USA esiste una legge, la «Revenue Rule», baluardo della dottrina anglosassone, che dice addirittura che una corte americana non può prendere alcun provvedimento contro società americane che compiono il reato di contrabbando in un paese straniero.

E guarda caso il contrabbando mondiale è effettuato da società inglesi e americane. E quando la Comunità Europea aveva cercato di portare davanti al giudice americano la Philip Morris per il contrabbando effettuato in Europa, gli alleati americani avevano, come si suol dire «Risposto picche».

Uno studio dell’organizzazione «Tobacco-Free Kids» riporta: «Grazie al contrabbando … le società produttrici di sigarette sono in grado di penetrare tutti i mercati ed aumentare le vendite, potendo vendere sigarette a prezzi più bassi perché non tassate».

Il ministro Rino Formica, nel 1991, arrivò a togliere le Marlboro dal mercato italiano, dichiarando: «Ora basta, la Philip Morris deve smetterla col contrabbando, l’Italia non è il paese degli allocchi». Il provvedimento era rimasto in piedi pochi mesi, a sarebbe durato poco anche il ministro.

Il commento di Yesmoke

Ecco una minaccia ricorrente in Italia: «Ti mando la Finanza!» Con essa si vuole lasciar intendere al proprio peggior nemico di avere qualche conoscenza nella Guardia di Finanza, che potrebbe decidere di indagare proprio su di lui. E Big Tobacco deve aver provveduto ad attivare le «Conoscenze» italiane.

Leo Sisti, giornalista con fama di «trafficone», ha dato il via alla guerra contro la Yesmoke

Leo Sisti, giornalista de «L’Espresso»

I giornali hanno parlato di una operazione in larga scala, riguardante il contrabbando di sigarette sul territorio italiano, gestita da persone originarie di Torino, i cui nomi non vengono mai pubblicati. La frase ricorrente è: «Persone sconosciute al fisco italiano…».

L’indagine era stata predetta da «L’Espresso». Nel numero 36, del 9 Settembre 2004, in un articolo su Yesmoke intitolato «Come è Bello Fumare sul Web», il giornalista Leo Sisti aveva scritto: «Il mistero continua, e l’OLAF, la Polizia Antifrode della Comunità Europea, vuole vederci chiaro». Ma di quale mistero Leo Sisti sta parlando?

L’Espresso è conosciuto come una pubblicazione di sinistra. Ma è parte di quella sinistra ormai contaminata da ambigue alleanze, molto esperta nel muoversi nel gioco di società della politica italiana, e oggi poco propensa a difendere i diritti dei deboli.

Il 17 dicembre il quotidiano La Repubblica, stesso editore, anticipa il blitz della G.DF nella sua edizione online. In breve la televisione svizzera e i giornali chiamano i titolari di Yesmoke che, a perquisizione appena iniziata, rispondono alle domande dei giornalisti e registrano interviste radiofoniche.

I finanzieri, un po’ confusi sul concetto di guardia e ladro, pensavano di trovare negli uffici della Yesmoke e nelle abitazioni dei collaboratori alcune stecche di sigarette duty-free.

Infatti con soli 10 kg di prodotti del tabacco privi dei bollini doganali, (legge 291 Bis, dpr 23/1/73 n. 43), anche acquistati al duty-free shop di un aeroporto, e con una applicazione integrale della legge senza tutte le attenuanti regolarmente concesse, si è passibili di arresto. Cosa mai avvenuta, ovviamente, ma riteniamo sarebbe avvenuta per Yesmoke.

Inoltre i titolari della Yesmoke sono residenti all’estero. Grazie a ciò avrebbero potuto essere tenuti in cella per un anno e mezzo, sussistendo il «pericolo di fuga». In questo modo la Yesmoke si sarebbe fermata definitivamente, e Philip Morris avrebbe risolto i suoi problemi di «Copyright» negli USA.

Sempre La Repubblica, il 23 dicembre, una settimana dopo i raid della G.DF, pubblica un articolo pieno di stupidaggini senza capo né coda, dal titolo «Scatta l’offensiva al contrabbando online», nel quale dice che il sito svizzero Yesmoke.ch sarebbe stato chiuso dalla GdF italiana, «in seguito ad un intervento di Philip Morris».

Con l’arresto, unito al «Trattamento VIP» che L’Espresso e La Repubblica avevano riservato a Yesmoke, gli ass-kissers italiani volevano fare bella figura con gli amici americani. E il titolo dell’articolo di Leo Sisti, «Come è bello fumare sul web», avrebbe introdotto lo scenario successivo: i titolari della Yesmoke che fumavano in cella. …Paese di servi!

Romano Prodi & Philip Morris

Nell’estate del 2004, in occasione della firma dell’accordo di cooperazione contro il contrabbando tra EU e Philip Morris, l’allora presidente Romano Prodi aveva dichiarato: «Grazie a questo accordo Philip Morris International collaborerà con l’EU e con l’OLAF (la polizia anti-frode dell’EU) nella lotta al contrabbando». Che le autorità italiane si siano mosse contro Yesmoke su suggerimento di Big Tobacco?

Oggi la polizia della Unione europea, invece di mettere il naso nella colossale frode da Guinness dei primati, grazie alla quale Big Tobacco oggi detiene il monopolio del mercato europeo, preferisce concentrare la sua attenzione proprio su Yesmoke, con la piena collaborazione di Philip Morris. Come l’Espresso aveva predetto.

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