Questa guerra è stata vinta

Prezzo minimo delle sigarette

Il «Prezzo minimo» è stato istituito in Italia, Francia, Irlanda e Austria nel 2005, ed è stato abolito dalla Corte di giustizia europea con le sentenze del 4 marzo 2010, contro Francia, Irlanda e Austria, e del 24 giugno 2010 contro l'Italia. Però nel Bel Paese gli effetti del prezzo minimo si sono protratti grazie al DL 94 del 23 giugno, la cosiddetta «Tassa minima», che ha permesso l'aggiramento della sentenza europea. La «Tassa minima» sarà annullata dal TAR del Lazio il 5 aprile 2012, data che segna la definitiva liberalizzazione del mercato italiano.

Il «Prezzo minimo» costringe i produttori delle sigarette vendute ai prezzi più competitivi ad alzare il prezzo fino ad un minimo stabilito dallo Stato e, in teoria, a guadagnare di più.

Ma nella realtà si guadagna di meno, perché i consumatori, a parità di prezzo, sono portati a scegliere la sigaretta più famosa. Le sigarette economiche, grazie al Prezzo minimo, non possono costare meno delle Winstons, o delle Pall Mall… sigarette ormai affermate con decenni di «Mitici» slogan.

Così l’aumento di prezzo non porta maggiori introiti né allo Stato, né alla concorrenza, ma a un cartello di produttori di sigarette. Far salire il prezzo con il semplice aumento generalizzato delle tasse, che avrebbe come conseguenza un aumento di prezzo per tutte le sigarette, porterebbe maggiori introiti alla Stato, costringendo Philip Morris a ridurre gli utili sulle Marlboro per restare competitivo.

Cronologia

  • 2 luglio 2007: La Commissione Europea comunica ufficialmente di essere pronta a intraprendere un’azione legale contro l’Italia (oltre ad Austria e Irlanda), per la decisione di fissare un Prezzo minimo per le sigarette come mezzo dissuasivo per i fumatori, invece di utilizzare lo strumento della tassazione;
  • 5 Ottobre 2007: Yesmoke presenta alla Commissione Europea la denuncia per l’abolizione del Prezzo minimo delle sigarette in Italia;
  • 3 luglio 2008: La Commissione Europea comunica alla Yesmoke S.p.A. di aver deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea in merito al Prezzo minimo delle sigarette;
  • 26 giugno 2008: Esce il comunicato stampa sulla decisione, pubblicato sul sito ufficiale della Commissione Europea;
  • 10 giugno e 18 dicembre 2008: Yesmoke impugna dinanzi al TAR del Lazio gli ultimi due provvedimento AAMS di aumento del Prezzo minimo;
  • 28 gennaio 2009: la II Sez. del TAR del Lazio da ragione a Yesmoke e sospende gli ultimi due provvedimenti dell’AAMS di aumento del Prezzo minimo (con decorrenza dal 10 febbraio). Le Yesmoke scendono da 3.60 a 3.40 euro a pacchetto;
  • 12 marzo 2009: Il Consiglio di Stato accoglie l’istanza di «Misura cautelare provvisoria», che sospende l’ordinanza del TAR del Lazio. Le Yesmoke tornano a 3.60;
  • 7 aprile: Il Consiglio di Stato conferma la sospensione dell’ordinanza del TAR del Lazio del 28 gennaio scorso. Le Yesmoke, per il momento, non possono scendere a 3.40 euro;
  • 13 maggio: TAR del Lazio – La decisione definitiva del TAR del Lazio in merito all’abolizione del Prezzo minimo delle sigarette è stata rinviata al 25 novembre 2009;
  • 25 novembre: Udienza al TAR del Lazio;
  • 26 gennaio 2010: Il TAR non rigetta le richieste della Yesmoke, e sospende il processo in attesa dell’imminente abolizione del Prezzo minimo da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea;
  • 23 giugno 2010: per aggirare la sentenza di abolizione del «Prezzo minimo», viene fatto il DL 04, la «Tassa minima», che ricrea gli stessi effetti del «Prezzo minimo»;
  • 24 giugno 2010: sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il prezzo minimo è abolito.
  • 5 aprile 2012: il TAR del Lazio annulla il DL 04, la «Tassa minima».

La reazione della Yesmoke e della Commissione Europea

Il 5 Ottobre 2007 Yesmoke ha presentato alla Commissione Europea la denuncia per l’abolizione del Prezzo minimo, e il 3 luglio 2008 la Commissione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

La procedura di infrazione viene attivata quando si reputi che uno Stato membro abbia mancato ad uno degli obblighi imposti dal diritto comunitario. Essa può essere avviata dalla Commissione Europea (articolo 226 trattato CE) o da qualsiasi stato membro contro un’altro Stato membro (articolo 227 del trattato CE).

«La tassazione su tutte le sigarette ha lo stesso effetto sul prezzo finale come il Prezzo minimo, e non danneggia la libera concorrenza sulla base dei prezzi», ha sottolineato laCommissione Europea. Se il prezzo attuale delle sigarette della fascia più economica fosse stato determinato da una maggior tassazione, le sigarette costerebbero quanto costano oggi, ma lo Stato incasserebbe circa 1,5 Miliardi di Euro in più all’anno, e Philip Morris si troverebbe in una situazione estremamente critica.

L’aggiramento della sentenza, la «Tassa minima»

Mentre la sentenza europea viene applicata regolarmente in Francia, Irlanda e Austria, in Italia questo non accade. Il 23 giugno 2010 viene fatto il DL 94, la «Tassa minima», per aggirare la sentenza della Corte di giustizia prevista per il giorno successivo. La nuova «tassa minima» non colpisce nessuno, ad eccezione di chi volesse scendere sotto i 3 euro e 80 del vecchio prezzo minimo (appena abolito dall’Unione europea), che si troverebbe una tassa che lo costringerebbe a vendere sotto costo. E dato che la vendita di tabacco sotto costo è vietata, nessuno potrà scendere di prezzo e nessuno pagherà la tassa, perché entra in gioco l’articolo 39-quater, comma 2, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, che vieta la vendita di tabacchi sotto costo.

La «tassa minima» serve a neutralizzare l’effetto dell’abolizione del prezzo minimo e ad accontentare le multinazionali straniere, che non gradiscono l’aumento della pressione fiscale e la conseguente riduzione degli utili. La «Tassa minima» sarà annullata il 5 aprile 2012 dal TAR del Lazio.

Il commento di Yesmoke

Gli interessi in gioco sono oramai tutti stranieri: i produttori, le marche di sigarette degli ex monopoli di stato, la Logista, unico distributore, anch’essa straniera. Di italiano non è rimasto praticamente nessuno, e lo Stato ha pagato la difesa ad estranei, contro i propri interessi, visto che:

  1. Lo Stato ha incassato di meno con il Prezzo minimo;
  2. Lo Stato sarà condannato a pagare un risarcimento alla Yesmoke per via del Prezzo minimo;
  3. Lo Stato, con l’Avvocatura dello Stato, pagata con i soldi pubblici, ha difeso gli interessi di società straniere già condannate per contrabbando ed evasione fiscale (con sentenza definitiva), e che eludono il fisco in totale libertà in Italia.

Quindi lo Stato ci ha rimesso 3 volte. In questo contesto, è la Yesmoke che si sostituisce allo Stato e, al fianco dell’Unione europea, da vita ad una battaglia contro lo Stato, affinché lo Stato stesso, rimuovendo l’ostacolo del Prezzo minimo, benefici delle sue entrate fiscali senza lasciare tutto ai produttori stranieri.

La posizione di Yesmoke ha coinciso con quella della Commissione Europea. La politica del «Prezzo minimo» determinerebbe la chiusura di ogni società che tentasse di affacciarsi sul mercato delle sigarette in Italia. Big Tobacco sta tentando di neutralizzare le sigarette cosiddette «Economiche» con ogni mezzo, imponendo il suo concetto di aumento dei prezzi, secondo il quale ad aumentare devono essere i prezzi delle sole economiche… così non saranno più «Economiche».

Un produttore che riduce i prezzi non incoraggia a fumare di più, ma crea la base affinché lo Stato possa aumentare le tasse, e le sue entrate fiscali, a beneficio di tutti. Cos’è meglio, un aumento di prezzi o un aumento di tasse? A chi è meglio dare il proprio denaro, a una multinazionale del tabacco straniera, o al proprio paese?

Il commento del Governo all’indomani del decreto legge sulla «Tassa minima» era stato comico: «La tassa minima rappresenta un idoneo contemperamento tra gli interessi pubblici dell’Erario e le esigenze commerciali dei produttori». Inventare una tassa finta per lasciare tutto come prima e non aumentare le tasse alle multinazionali è stato un atto di servilismo che ha superato ogni limite.

Prospettive: il «Prezzo politico»

Oggi Philip Morris guadagna, con le Marlboro, più di un un esattore fiscale, e a beneficiarne sono un esercito di parassiti, ovvero sostenitori occulti e bacia-culo di ogni specie e colore politico. Ma allo stesso tempo Big Tobacco si trova su posizioni debolissime: non può reggere la perdita di quote di mercato perché ha costi fissi elevatissimi e una struttura enorme.

Contro gli odierni utili dei produttori di sigarette, sproporzionati ed impensabili in ogni altro settore del commercio, Yesmoke farà una scelta strategica e dimostrativa: mettere sul mercato un prodotto della massima qualità, pressoché al prezzo di costo. Ecco il cosiddetto «Prezzo politico». Un prezzo che creerà un divario incolmabile con la concorrenza, fuori dalla portata di Philip Morris.

A questo punto lo Stato italiano dovra portare il prezzo delle sigarette, temporaneamente basso, ad un livello giudicato utile a dissuaderne il consumo, ad un «Prezzo minimo», in sostanza, ma lo farà alzando le tasse indistintamente su tutte le sigarette, e prendendo come riferimento proprio il prezzo delle Yesmoke. Il cartello dei produttori di sigarette, per restare competitivo con i suoi brand, sarà costretto ad alzare i prezzi o a ridurre gli utili.

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