Evasione Fiscale in Italia
Il 21 dicembre 2001 la Suprema Corte di cassazione stabilì che il totale dell'evasione fiscale di Philip Morris ammontava a 120 mila miliardi delle vecchie lire, pari a circa 60 miliardi di euro sottratti ad ogni forma di imposizione, diretta e indiretta. Si tratterebbe del «Record mondiale» di evasione fiscale.
…Arrivano i nostri!
Il 9 luglio 2004 fu firmato da Romano Prodi un importante accordo tra l'Unione Europea e il leader del contrabbando in Europa. Philip Morris avrebbe pagato 1.200 milioni di dollari, rateizzati in 10 anni senza interessi, per mettere una pietra sopra a tutto il passato. Perché così poco?
Se dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 21 dicembre 2001 qualcuno chiuse un occhio sui 120 mila miliardi di lire evasi da Philip Morris, dobbiamo ringraziare, oltre a Prodi, quei 3 «sinistri» individui D'Alema, Visco e Diliberto.
Con la controfirma di Ciampi, il 10 marzo 2000 il Governo aveva emanato il decreto legislativo n. 74. In dispregio di un principio fondamentale della legge italiana, secondo cui nessuno può invocare l'ignoranza della legge penale, aveva decretato la non punibilità del reato di evasione fiscale per chi avesse incontrato difficoltà nell'interpretare le norme che l'obbligavano al pagamento dei tributi.
Ecco come Big Tobacco fotte i soldi agli Italiani
Il mercato dello stivale è il più ricco d'Europa. Nell'anno passato i produttori si sono divisi 2 miliardi e 800 milioni di euro di fatturato. Ma quante tasse hanno pagato?
Oggi in Italia si vendono per il 99% marche di proprietà di società straniere, che hanno spostato tutta la produzione all'estero e che con banalissimi artifizi contabili non pagano più le tasse in Italia.
Philip Morris Italia S.r.l.
Secondo l'ultimo bilancio, su un fatturato di 1 miliardo e 463 milioni di euro, Philip Morris ha denunciato solo 22 milioni e 515 mila euro di utile. Come ha fatto?
| Anno | Fatturato Philip Morris – Italia | Utile Philip Morris – Italia |
|---|---|---|
| 2010 | 1.463.449.460 Euro | 22.515.996 Euro |
| 2009 | 1.466.058.297 Euro | 56.356.750 Euro |
Philip Morris fa produrre tutto all'estero, gonfia i costi di acquisto, e determina un profitto insignificante che comporta il pagamento di due spiccioli simbolici di tasse. Ma produrre un pacchetto di Marlboro non costa più di 12 centesimi. Philip Morris lo vende a 71 centesimi, con un utile reale che si avvicina al 600%. E tutti fanno finta di niente.
Japan Tobacco International Italia S.r.l.
«Ragazzi, voi non avete capito niente: noi abbiamo perso la guerra, e se Big Tobacco non paga le tasse in Italia, non c'è niente di strano» – dicono gli esperti. Ma il Giappone faceva parte del «Roberto», l'asse Roma-Berlino-Tokyo, e il contribuente italiano che compera un pacchetto di Camel dovrebbe sapere che la guerra non c'entra, e che Japan Tobacco, non pagando neanche un centesimo di tasse sugli utili derivanti dal suo acquisto, gli sta semplicemente fottendo i soldi. Infatti i Giapponesi producono tutte le loro Camel fuori dall'Italia, e una società straniera a loro collegata, con sede in Olanda, le vende direttamente sul mercato italiano senza neanche fare la denuncia dei redditi.
Japan Tobacco Italia S.r.l., con sede a Milano, la cui attività dichiarata in Italia è «Società di consulenza & pubbliche relazioni. Ingrosso beni durevoli vari», nonostante gli 800 milioni di pacchetti venduti nel 2010, con un giro d'affari di 500 milioni di euro per la società olandese, ha denunciato un fatturato di 49 milioni di euro, con un utile di poco più di 8 milioni. Esso non deriverebbe direttamente dalla vendita di sigarette, ma dalle commissioni per la vendita in Italia dei prodotti della Japan Tobacco International SA.
| Anno | Fatturato società olandese* | Fatturato dichiarato da JTI Italia** | Utili JTI Italia |
|---|---|---|---|
| *Il fatturato presunto della società olandese, che JTI non rende pubblico,è basato sul calcolo delle sigarette vendute in Italia. **Gli utili dichiarati di JTI in Italia non derivano dalla vendita di sigarette, ma dalle attività promozionali svolte «conto terzi», incluso l'utilizzo di agenti nelle tabaccherie. |
|||
| 2010 | 515.000.000 Euro | 49.957.044 Euro | 8.207.844 Euro |
| 2009 | 495.000.000 Euro | 46.870.954 Euro | 8.600.875 Euro |
British American Tobacco Italia S.p.A.

British American Tobacco Italia. La sede di Roma, in via Amsterdam 147
Avendo prodotto buona parte delle sue sigarette in Italia, la BAT non ha potuto eludere liberamente il fisco italiano, come i compari Philip Morris e Japan Tobacco e, suo malgrado, è stata la multinazionale più generosa con il fisco. Ma dopo la chiusura, avvenuta un anno fa, dello stabilimento di Lecce, ultimo di 21 stabilimenti ex Eti, e dopo aver portato fuori dall'Italia tutta la produzione, cosa farà la BAT nel 2012? Diventerà una venditrice di sigarette per conto di altri, con utili insignificanti, come Japan Tobacco, o gonfierà a piacimento i costi di produzione, come Philip Morris, per pagare 2 spiccioli di tasse, a propria discrezione?
| Anno | Fatturato BAT – Italia | Utile BAT – Italia |
|---|---|---|
| 2010 | 579.860.049 Euro | 69.174.324 Euro |
| 2009 | 579.718.455 Euro | 139.467.796 Euro |
Come possiamo vedere dalla tabella, gli utili del 2010 della British American Tobacco sono già scesi parecchio.
Approfondimenti
- Philip Morris Italia S.r.l. – BILANCIO 2010
- British American Tobacco Italia S.p.A. – BILANCIO 2010
- JTI Italia S.r.l. – BILANCIO 2010
- Segnalazione di Yesmoke alla Procura della Repubblica di Torino sull'evasione fiscale di Philip Morris in Italia
- Quando d'Alema, Visco e Diliberto correvano per Big Tobacco
- Italia – chi evade di più… vince il premio
- Botero si, Philip Morris no
- La «Par-condicio» di Big Tobacco
- Visco «coglione»?
Italiano
English
Français
Русский
Español