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2012: entrate fiscali in una strada senza uscita?

Nell'ultimo numero di «Tabacco Observatory», edito dal REF, c'è scritto che «Il percorso per il raggiungimento degli obiettivi di gettito nel 2012 si preannuncia non facile».

Solo che il REF non spiega le ragioni del problema e non indica la logica soluzione, perché la «Truffa dei prezzi delle sigarette», che denunciamo da anni e che ha portato l’Erario in una strada senza uscita, arricchisce lo sponsor ufficiale del REF, la British American Tobacco Italia.

L’unica pubblicazione di analisi del mercato del tabacco italiano, riferimento per «istituzioni e organismi governativi», è uno sgangherato tentativo di disinformazione finalizzato a tutelare gli utili dei produttori a danno delle entrate fiscali, giovandosi dell’incompetenza dei politici.

La strada senza uscita

Le entrate fiscali stanno scendendo perché lo Stato divide gli introiti degli aumenti di prezzo con tre multinazionali. Dal 2004 il prezzo delle sigarette sale costantemente, ma a dare la «stangata», 10 centesimi per volta, non è lo Stato che aumenta le tasse, come tutti credono, ma sono Philip Morris, BAT e Japan Tobacco che aumentano i prezzi quando vogliono guadagnare di più. Anche lo Stato incassa di più se i prezzi salgono, solo che in questo modo è come fare «alla romana» con Big Tobacco, quando nei paesi normali è lo Stato a prendersi l’intera posta.

Così oggi ci troviamo in una strada senza uscita: se i prezzi salgono i consumi di sigarette tendono a scendere, e lo Stato, anche se guadagna di più su un pacchetto di sigarette, non riesce a guadagnare tanto da bilanciare la diminuzione del numero dei pacchetti venduti e a mantenere lo stesso gettito fiscale. E’ ovvio che è la «divisione del bottino» con Big Tobacco a non far tornare i conti. Ma secondo l’analisi del REF, tutto dipenderebbe dalla contrazione dei consumi delle famiglie, dall’aumento della vendita di sigarette di contrabbando e tante altre chiacchiere.

La soluzione del problema

La truffa dei prezzi delle sigarette, che ha portato le entrate fiscali in fase decrescente, avviene con l’aumento coordinato dei prezzi operato dal «cartello» delle tre multinazionali, in un mercato senza la libera concorrenza perché protetto dalla «tassa minima», senza la quale la truffa non sarebbe possibile. Non a caso il compiacente Tobacco Observatory non fa nessun accenno alla tassa minima, nel suo ultimo numero.

La truffa, con le accise sui tabacchi ferme al 58.5% dal 2004, mentre in Francia sono al 64%, ha fatto salire l’utile di Philip Morris sulle Marlboro al 600%, realizzabile solo in Italia, mentre lo Stato sta rinunciando, da anni, a una parte consistente delle sue entrate fiscali.

Ricreando un mercato concorrenziale, come ha sancito la Corte di giustizia europea con la sentenza del 24 giugno 2010, che abolisce il prezzo minimo e, di conseguenza, la successiva tassa minima (D.L. 94 – 23 giugno 2010) in quanto elude il giudicato comunitario, i prezzi scenderebbero, l’utile dei produttori diminuirebbe, e lo Stato potrebbe far salire i prezzi incrementando le entrate fiscali. Funziona così in tutta Europa, meno che in Italia.

Attenti alle truffe

Nel 2005, quando non era sponsorizzato dalla BAT, Tobacco Observatory si scagliava contro il prezzo minimo delle sigarette: «È una ostruzione alla libera competizione, viola i regolamenti europei sulla libera determinazione dei prezzi, l’Unione europea interverrà».

Ecco come nel 2007 il REF presentava il giornale nella nuova versione sponsorizzata: «Tobacco Observatory è un’iniziativa sostenuta da British American Tobacco Italia allo scopo di promuovere un quadro di conoscenza diffusa e trasparente in tema di tabacchi, è nella condivisione di questa finalità che il REF predispone la seguente pubblicazione» (la BAT sarà successivamente cancellata dal testo).

Così Tobacco Observatory comincia a scrivere che il prezzo minimo è la soluzione ideale, e dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che lo abolisce, elogia la «tassa minima», con la quale i nostri politici hanno aggirato la sentenza europea, alla quale il REF da la grottesca definizione di «tassa selettiva».

Se in origine Tobacco Observatory era un utile punto di riferimento, oggi, con la sponsorizzazione della BAT, ha perso ogni abbozzo di etica. Purtroppo la «conoscenza diffusa e trasparente», come la definisce il REF, proveniente dall’unica pubblicazione tecnica del settore, riproposta tale e quale dalla stampa nazionale, viene presa in alta considerazione dai nostri politici ignoranti, nelle scelte riguardanti l’interesse del paese.

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