32.5 milioni di pacchetti di sigarette
La Comunità Europea alla prova del nove.
Philip Morris, in base all'accordo del 9 luglio 2004, firmato con la Comunità Europea, oltre ad interrompere le sue attività contrabbandiere, deve smettere di foraggiare il mercato parallelo, che è legale ma si sa trasformare in una addizionale fonte di approvvigionamento per i contrabbandieri. E logicamente deve raccogliere tutto quanto indebitamente immesso su questo mercato. Rinunciare ad una parte del suo business. In poche parole: restituire dei soldi.
Yesmoke, dalla stipula dell'agreement del 9 luglio tra Philip Morris e Comunità Europea, al fatidico 16 novembre 2004, con il sequestro delle sigarette inviate dal Yesmoke shop negli USA, di Marlboro ha trovato sul mercato ben 32,5 milioni di pacchetti. Come le ha trovate Yesmoke, avrebbe potuto trovarle chiunque.
Di questi, 12,5 milioni sono presenti materialmente nei suoi magazzini, e 19,6 milioni sono stati venduti online tra il 9 luglio e il 16 novembre 2004. Confermato dalle prove fornite da Philip Morris.
«Philip Morris e RJ Reynolds hanno avuto un ruolo determinante nella direzione, gestione e controllo delle operazioni di contrabbando all'interno della Comunità Europea … mediante direttive societarie impartite dai massimi livelli dell'azienda.»
Con questa premessa Philip Morris non può essere credibile quando dice di combattere il mercato parallelo, non presentando prove concrete a riprova. Infatti che interesse poteva avere Philip Morris a combatterlo, se parte della merce finiva regolarmente nelle mani dei contrabbandieri? E come finiva in quelle mani? Seguendo percorsi che Philip Morris non rivela … se no che contrabbandiere sarebbe?
I distributori ufficiali, presenti in quasi tutti i paesi nel mondo, acquistano dal produttore una quantità di sigarette superiore alla domanda del mercato del proprio paese. Il surplus viene venduto sul libero mercato, cosi' sigarette destinate ufficialmente ad un paese vengono vendute legalmente in altri paesi. Ecco il mercato parallelo, esistente per sigarette come automobili, elettronica etc.
L'accordo che impone a Philip Morris il pagamento di una multa, per tutto il contrabbando effettuato nella Comunità Europea, di 1200 milioni di euro in 10 anni a rate, parla chiaro: PM deve fare tutti gli sforzi per evitare che le sue sigarette possano finire in mano a contrabbandieri.
L'accordo
Il dibattito sull'agreement tra PM e la Comunità Europea non si è risolto in un giorno solo, il fatidico 9 luglio 2004, quando l'accordo è stato firmato. Si suppone che il dialogo sia iniziato parecchio tempo prima, forse anni. Ma fino al 9 luglio Philip Morris si è guardato bene da interrompere l'approvvigionamento di sigarette al mercato parallelo ed a Yesmoke.
La scorsa estate c'era un'abbondanza di prodotti Philip Morris, provenienti principalmente dalla sua fabbrica nelle Filippine, che non si era mai vista nel mercato parallelo.
In APPENDIX B — EC COMPLIANCE PROTOCOLS — l'agreement dice che — Philip Morris International si impegna a contrastare ogni atto o pratica che favorisca o faciliti il commercio delle sue sigarette nel mercato del contrabbando o che le utilizzi come sistema di riciclaggio di denaro.
Possibile che PM non sia tenuto a ripulire il mercato da tutte le sue cicche? Invece si preferisce «scavalcare» la responsabilità del venditore iniziale, Philip Morris, e si preferisce non toccare i suoi utili derivanti dalla vendita di quei prodotti.
Così recita ancora l'APPENDIX B — Questi protocolli hanno lo scopo di raggiungere obiettivi di cooperazione, in particolare fra Philip Morris International e l'OLAF, nell'eliminazione della vendita di sigarette di contrabbanddo e/o contraffatte, e del riciclaggio di denaro.
È proprio vero: Philip Morris oggi 'lavora' con la polizia. Perciò perché l'ex contrabbandiere, che non vuole ritirare le sue sigarette dal mercato perché non vuole dare i soldi indietro, dovrebbe indagare su se stesso?
Da dove arrivano i 32,5 milioni di pacchetti?
Yesmoke conosce perfettamente la provenienza delle sigarette: la Comunità Europea. Tutte le casse, infatti, incluse quelle provenienti dalle Filippine, sono transitate per l'Olanda prima di giungere al magazzino di Yesmoke a Balerna (Svizzera).
Li, a Rotterdam, esistono società dilogistica di primo piano, che per decine d'anni hanno fornito il servizio di logistica per il mercato parallelo delle sigarette, ed è tutto legale ed alla luce del sole. Ed anche oggi (1 Marzo 2005) queste società ed il mercato parallelo sono in piena attività.
In Olanda oggi chiunque può acquistare legalmente sul mercato parallelo qualunque marca di sigarette si possa desiderare. L'unico fenomeno significativo è una riduzione dell'offerta ed un aumento dei prezzi, ma si tratta di un fattore fisiologico del mercato, che bilancia l'abbondanza della scorsa estate.
Alla centrale logistica in «zona franca», all'interno della zona doganale di Rotterdam, centro mondiale del mercato parallelo in territorio olandese, Comunità Europea, le sigarette di Yesmoke sono in transito, e non sono ancora entrate, formalmente, in Europa perché non sono state ancora sdoganate.
Ma se noi vogliamo considerare questa merce come possibile materiale destinato a rifornire contrabbandieri, dobbiamo rilevare che essa non è stata sdoganata …altrimenti cosa se ne farebbero i contrabbandieri? Siamo in Europa, punto e basta. …Altrimenti dove saremmo?
Quello tra Philip Morris e la Cumunità Europea è un patto stipulato tra due parti in conflitto tra loro, una di furbi e l'altra di stupidi, o è un patto tra amici per «aggiustare» le cose privatamente?
Approfondimenti
- Chi sbaglia paga
- Anti-Contraband and Anti-Counterfeit Agreement and General Release
- Appendix A: Policy Statement on Compliance with Fiscal, Trade and Anti-Money Laundering Laws
- Appendix B: Anti-Contraband and Anti-Counterfeit Agreement and General Release
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