Chi non vuole sdoganare la vendita online?

Qualcosa di anomalo sta accadendo nella patria del libero mercato.

Il Yesmoke shop ha spedito dalla Svizzera in quasi tutto il mondo sigarette delle migliori marche: Marlboro, Camel, Winston, Benson & Edges etc., ovviamente con dichiarazione doganale.

Sigarette

La legge federale non vieta al cittadino americano di acquistare sigarette per posta da altri paesi

E di Yesmoke, che ha iniziato il primo gennaio del 2000, si è sempre parlato tanto sin dall'inizio.

A cominciare dal viaggio a Londra alla BBC, dove Yesmoke «spiegò» a una audience di tutti i paesi di lingua inglese, che i prodotti ricevuti per posta devono essere tassati nel paese di destinazione, non nel paese di partenza, e tantomeno in entrambi…

In Canada, per esempio, i dazi doganali sono stati applicati alla consegna dei pacchi e, grande sorpresa, le sigarette sono costate meno che al local store.

Chi diceva che il mondo del tabacco e della sua distribuzione è in mano a Big Tobacco, che hanno azzerato ogni forma di concorrenza deve ricredersi: ecco, per esempio, un nuovo, libero canale di vendita. Bravo Canada!

Perché, invece, nel paese che ha partorito quello strumento di libertà chiamato internet, non si è voluto permettere al cittadino di importare una stecca di sigarette, anche se la legge lo permette? In USA, infatti, le dichiarazioni doganali, dicasi anche le richieste di importazione, sono sempre state lasciate senza risposta per la gioia dei Customers, che hanno potuto fare acquisti da casa propria come se fossero al duty-free shop dell'aeroporto. E le dogane sapevano.

Ma dopo quasi 5 anni ecco che qualcosa si muove. Il 16 di novembre l'aereo della DHL che porta a New York la posta per conto di Swisspost, con le prime stecche del brand Yesmoke, viene ispezionato al JFK e le sigarette vengono sequestrate. Incluse tutte le Yesmoke, sia regular che lights… Da un eccesso all'altro, si direbbe.

C'è evidentemente qualche problema. Non a sdoganare le sigarette, ma a sdoganare la vendita online di sigarette nonostante sia un diritto del cittadino garantito nientemeno che dalla legge federale.

Nel 700 la Compagnia delle Indie, appoggiandosi a un fiorente contrabbando, era divenuta la principale fornitrice di oppio per l'immensa popolazione cinese. In breve il monopolio statale della droga era passato sotto il controllo della famosa Compagnia del Regno Britannico e l'oppio era diventato un bene chiave nei commerci, un business di grandi dimensioni. Cose di altri tempi, quando in Cina c'era la decapitazione per i fumatori di tabacco, stabilita nel 1638.

Oggi il cartello dei produttori di sigarette è altrettanto attivo a rifornire l'intera popolazione mondiale. Un business di dimensioni molto maggiori, con tanti buchi neri.

Cosa cambierebbe se il commercio per corrispondenza fosse libero e regolato?

Stecche di sigarette

Nonostante la sigaretta sia considerata un prodotto alimentare per legge, nessuna informazione è data al consumatore

  1. La vendita per corrispondenza, nel caso delle sigarette in particolare, scavalcherebbe un complesso ed elaborato sistema di distribuzione consolidatosi in decenni di silenzi e compromessi. E pur con i costi di spedizione, il prodotto si rivelerebbe più conveniente che al local store, dazi doganali interamente pagati.
  2. Un canale di distribuzione autonomo, non soggetto ad alcun veto o consuetudine, permetterebbe di realizzare la Consumer Protection. Le informazioni per il consumatore oggi non compaiono sulle sigarette grazie all'immenso potere del cartello dei produttori, che evidentemente hanno influenza sugli apparati governativi in tutti i paesi. Così un prodotto scomodo sarebbe immediatamente boicottato e bloccato, trovandosi nel tradizionale sistema di distribuzione.

Benché le sigarette siano per legge un prodotto alimentare, oggi al consumatore non è dato di sapere nulla su:

  • ingredienti;
  • additivi (incluso pesticidi e fertilizzanti utilizzati nella coltivazione);
  • data di produzione;
  • luogo di produzione.

Oggi Big Tobacco può produrre e distribuire nel mondo sigarette con notevoli differenze "segrete" in additivi e senza dover rendere conto a nessuno. «Per meglio soddisfare i gusti dei fumatori, che variano da paese a paese» dice Big Tobacco. Ma questi agenti chimici sono presenti nelle sigarette in quantità variabile. Questo dà origine a prodotti con differenti e segreti standard di qualità. Inaccettabile!

I governi di oggi non hanno ancora fatto un passo costruttivo per stabilire regole precise nell'interesse del cittadino, e sotto certi aspetti presentano analogie con un passato dove la democrazia faceve fatica ad affermarsi.

Il problema riguarda l'intero commercio online. La vendita postale, infatti, esaltata ed internazionalizzata dall'avvento del commercio elettronico, è in attesa di dare un contributo essenziale al miglioramento della qualità della vita con l'abbattimento delle frontiere (ma non dei dazi doganali, ovviamente) permettendo di acquistare per posta non più solo nel proprio paese, ma nel mondo intero.

Con la carta di credito, per esempio, è già possibile acquistare in qualunque paese senza tener conto della valuta. Ed è sulla base di queste prospettive di progresso che le società di commercio elettronico hanno raggiunto quotazioni stratosferiche in borsa, vedi i 6 miliardi di dollari che è la quotazione di Amazon.

Molti stati, invece, si sono limitati a paradossali provvedimenti punitivi, fortunatamente senza esilio e tortura. A New York una recente legge fatta «su misura» per il commercio online aveva vietato di spedire sigarette per posta. DHL ha chinato la testa ma le Poste Americane no, e hanno continuato a consegnare le sigarette. Infatti non solo il divieto di spedire sigarette per posta è anticostituzionale negli USA, ma sarebbe anticostituzionale anche l'assenza del servizio, al quale la Posta non può sottrarsi.

Sono tanti i privilegi di Big Tobacco in complicità con Big Government, alla base delle difficoltà a sdoganare la vendita di sigarette online.

Cosa succederà?

Constatate le interminabili ispezioni al JFK di New York, Yesmoke cesserà di inviare sigarette ai customers USA. Le Yesmoke saranno importate nella patria del libero mercato per essere vendute nei local tores. Si dice che Big Tobacco sia capace di far cadere governi, vedremo cosa farà con Yesmoke. Noi documenteremo e analizzeremo il tentativo di annientamento di un piccolo concorrente da parte di Big Tobacco passo dopo passo.

Sono tante le cose da chiarire prima di giungere ad un mercato postale internazionale che sia funzionale agli interessi del cittadino. A meno di voler risolvere come pensava il sultano turco che istituì la pena di morte per i fumatori.

Ma poi sarà costretto a fare retromarcia. Alla fine si dirà: «Fumare come un turco».







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