Yesmoke – Cornuti and mazziati
Torino, 19 febbraio 2009: i titolari e collaboratori della Yesmoke sono rinviati a giudizio per «contrabbando». Big Tobacco non attacca l'azienda, ma prova la carta dell'attacco alle persone.

Yesmoke paga l'aver segnalato alla giustizia italiana, oltre ad averne fatto pubblicità, le gesta di Philip Morris, il più grande evasore fiscale e il più grande contrabbandiere della storia d'Italia. (Ci facciano causa se non è vero).
Così, come nel copione di un film già visto, oggi Yesmoke si trova sotto processo proprio per quei reati per i quali Big Tobacco sembra godere di una assoluta impunità.
La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 21 dicembre 2001, aveva definitivamente statuito che Philip Morris ha realizzato in Italia «una stabile organizzazione la cui sussistenza ha comportato una evasione fiscale di 120.000 miliardi di lire sottratti ad ogni forma di imposizione diretta ed indiretta».
L'evasione di Philip Morris, da Guinness dei Records, corrisponde a 60 miliardi di euro (senza contare gli interessi), che diviso per i 60 milioni di Italiani fa ben mille euro a testa.
Inoltre, per molti anni il venditore di sigarette di contrabbando ha sostato nei pressi della tabaccheria per vendere le sue Marlboro "duty-free", e in questo paese di coglioni nessuno è riuscito a impedirglielo. Secondo la Federazione Italiana dei Tabaccai, i danni per i rivenditori italiani dovuti al contrabbando (organizzato e gestito dai vertici di Big Tobacco) ammonterebbero a 400 miliardi delle vecchie lire all'anno, negli anni '90.
400 miliardi diviso per le 50 mila tabaccherie italiane di allora, fanno 8 milioni delle vecchie Lire. Negli anni '90 ogni tabaccaio italiano avrebbe pagato un «pizzo» di 8 milioni di Lire all'anno al «Cartello dei produttori di sigarette», con la complice assenza delle istituzioni italiane.
Il prode Romano…
Purtroppo per noi Big Tobacco è sempre riuscito a non pagare: il 9 luglio 2004 Romano Prodi, allora presidente delle Commissione Europea, ha firmato un accordo tra l'UE e Philip Morris, che pagando 1 miliardo di euro, metterebbe una pietra sopra a tutto il passato di contrabbando ed evasione fiscale.
Perché 1 miliardo invece di 60 miliardi, per di più da dividere tra 9 stati, e rateizzati in 10 anni senza interessi? Non solo: per salvaguardare la reputazione di Philip Morris, Prodi ha precisato che si trattava di un "pagamento volontario", in sostanza di un regalo che Philip Morris faceva, punto e basta.
La battaglia di Yesmoke
Yesmoke ha presentato alla procura della Repubblica di Torino la segnalazione sul contrabbando e sull'evasione fiscale impunita di Philip Morris, ma nulla è stato fatto.
Oggi assistiamo a furti di decine di miliardi di euro alle casse dello stato (l'evasione fiscale di Philip Morris di 60 miliardi e il buco da 98 miliardi di euro nella tassazione delle slot machines ne sono la prova) che vengono realizzate grazie anche all'incapacità e impreparazione del cittadino a capire cosa si stia facendo con il denaro della collettività. Il problema è che la collettività non è rappresentata e non è informata, in quanto gli apparati dello Stato fanno gli interessi della parte avversa.
Andiamo verso un mercato italiano dove si venderanno unicamente sigarette prodotte in altri paesi, di proprietà di aziende straniere che non pagano tasse in Italia, e tutti sono contenti. Un settore da oltre 14 miliardi all'anno di entrate fiscali, è destinato a finire interamente in mani straniere.
Yesmoke continuerà la sua battaglia, augurandosi che il lungo processo fornisca all'opinione pubblica quell'informazione che manca sul contrabbando di sigarette in Italia e sul mondo del tabacco in generale, con proficui spunti e occasioni di analisi e di approfondimento.
La vicenda in breve
Yesmoke è accusata di aver fatto "contrabbando" di sigarette in Italia, al tempo in cui era una tabaccheria online svizzera. Yesmoke avrebbe introdotto illegalmente in Italia, secondo l'accusa, alcune centinaia di stecche di sigarette Marlboro. Gli accusati ribattono che le sigarette, vendute online al dettaglio e inviate per posta, una stecca da 200 sigarette per pacco, erano tutte provviste di dichiarazione doganale (che è una richiesta di importazione), e che le spedizioni erano state interrotte dopo breve tempo perché le dogane applicavano tasse e supplementi troppo alti, che rendevano l'acquisto meno conveniente che al negozio sotto casa. Il problema, ed è il motivo per cui la proprietà e i dirigenti della Yesmoke sono finiti sul banco degli imputati come "contrabbandieri", è che le dogane ogni tanto si dimenticavano richiedere il pagamento dei dazi doganali. Crediamo che mediamente una stecca si, e due no, sia stata consegnata duty-free. Così alcuni destinatari avrebbero ricevuto sigarette "di contrabbando". La brillante inchiesta ha scoperto persino i quantitativi esatti di sigarette Marlboro "contrabbandate" nel 1998 e 1999, attraverso il sito www.Yesmoke.com, registrato nel 2000 (…)
Approfondimenti
Per una descrizione completa della vicenda e dell'inchiesta, vedi:
Italiano
Bisogna dare a questa storia il massimo della pubblicita'!
SONO PROPRIO DEI CORNUTI!
Potreste fare dei video delle udienze del processo, e poi metterli online sul Blog, come nella trasmissione -Un giorno in pretura- che fanno su RAI 3. Non conosco gli aspetti legali e le procedure per fare una cosa così, ma suppongo che se lo fa la RAI, dovreste poterlo fare anche voi.
Io non riesco a capire una cosa: se chi ordinava le sigarette gli veniva recapitata la richiesta di pagamento delle tasse di importazione, e se lui le pagava poteva fumarsi le sigarette in tutta libertà, suppongo, dove è il contrabbando? Se la dogana ogni tanto lasciava passare, senza fare alcuna richiesta di pagamento tasse, cosa c'entra chi ha fatto la spedizione? Cosa c'entra la responsabilità personale delle persone dell'azienda?? Si rivolgano alla dogana, che mi sembra la cosa più logica.
Ma noi hai capito che siamo in Italia!!??
Io ci andrei piano a fare i gradassi, e sarei più cauti nelle vostre affermazioni. Fino ad oggi vi è andata bene, perché hanno avuto il buon senso di evitare di reagire, ma la volta che si arrabbiano veramente, ve la fanno pagare che ve ne ricordate per il resto della vita. Prima di scrivere qualcosa su questo sito, imparate a contare fino a 10, e a valutare, con realismo e responsabilmente, se ne valga veramente la pena. Io vi do un consiglio disinteressato: andateci piano con le parole. Le parole sono belle… ma quello che contano sono i fatti. Fino ad oggi vi è andata ben, ma del doman non v'è certezza…
PS: sono proprio curiosa di vedere come va a finire…
IDIOTA!!!!
Stupendo concentrato di stronzate senza nè capo nè coda. A suo modo, è un opera d'arte naif.
Questa inchiesta farsa, e questo processo ridicolo, quanti soldi sono già costati al contribuente? Philip Morris manda la finanza, e i contribuenti sono gli sponsor.
Se questo processo durerà 5 anni, vuol dire che quando si chiuderà, Yesmoke sarà già grossa, sarà l'industria italiana delle sigarette risorta. Per Philip Morris e supporters (quelli che avevano regalato l'intero mercato italiano al padrone straniero in cambio di noccioline) sarà il funerale. Cosa saprà fare Yesmoke nei prossimi anni? Quanto conterà? Da che parte soffierà il vento? Questo processo, quelli che hanno avuto la bella pensata di farlo, se lo ritroveranno piantato nel culo, come un palo della luce.
Se arriva il pentito che rivela i legami della Yesmoke con la mafia russa, come la mettete?
Cerca di avere un po' più di fiducia nel tuo paese!
Hai perfettamente ragione. Fino a prova contraria, la Giustizia italiana ha dato ragione a Yesmoke nei fatti, e oggi possono decidere liberamente il prezzo delle sigarette, alla faccia di tutte le lobby, mafie e parrocchie. E con questo rinvio a giudizio Yesmoke dovrà ancora ringraziare il proprio paese, che manda in scena una bella commedia all'italiana, con molti anni di repliche.