Dall'Italia in tutto il mondo
Ecco come Yesmoke si propone di neutralizzare Big Tobacco, prima in Italia, e poi nel mondo.

Italia, «il paese ideale»
Yesmoke ha lasciato la Svizzera e si è trasferito a Torino, e dal 31 Maggio è Italiano. Un nuovo stabilimento modello, con un potenziale di 10 miliardi di sigarette annue, è in costruzione da 8 mesi e sarà pronto ad Aprile 2007.
"Come sperate di produrre sigarette in un paese come questo?" hanno subito commentato gli scettici. L'Italia, infatti, è la "riserva di caccia" di Philip Morris, dove è stato da poco istituito il cosiddetto "Prezzo minimo" delle sigarette, che ha abolito, di fatto, l'ultima residua concorrenza al cartello dei produttori di sigarette, il cosiddetto Big Tobacco.
In Italia Philip Morris fa il bello e il cattivo tempo da oltre 30 anni: ha dilagato col contrabbando, ha lasciato un conto di decine di miliardi di dollari di evasione fiscale. E qui tutti sono sempre stati zitti.
Yesmoke, invece, ha l'abitudine di farsi sentire, perché niente è più costruttivo di un aperto conflitto, che si suppone inizierà presto. L'Italia sarebbe il paese ideale, in sostanza.
Mentre a Settimo, oggi periferia di Torino, in epoca Romana settimo miglio della strada Torino-Piacenza, è iniziato il montaggio delle nuovissime G.D 121 X3 da 10.000 sigarette al minuto (le stesse utilizzate da Philip Morris), il quieto mondo del tabacco si appresta scoprire una cosa nuova: la libera concorrenza.
Ecco, in poche parole, il piano col quale Yesmoke si propone di neutralizzare Big Tobacco, prima in Italia, e poi nel mondo.
Parliamo di prezzi
Secondo un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nonostante il prezzo delle sigarette salga continuamente, la parte che va allo stato scende in percentuale, ed è mediamente meno della metà che nel 1965. (Rapporto riferito ai paesi evoluti, anno 2000).

Henry Ford: «Ci deve essere una regola per un industriale: fare i prodotti della qualità migliore possibile al costo più basso possibile, pagando i più alti salari possibili»
Oggi Philip Morris guadagna, con le Marlboro, più di un un esattore fiscale, e a beneficiarne sono un esercito di parassiti, ovvero sostenitori occulti e leccaculo di ogni specie e colore politico.
Oggi, invece, chi acquista un pacchetto di Marlboro è costretto a devolvere il proprio denaro ad un'azienda privata senza possibilità di opporsi ai suoi utili sproporzionati. E questa è una vera e propria violenza.
Secondo Yesmoke il denaro pagato dal fumatore deve andare più allo stato e meno ai produttori. Un produttore che, riducendo i suoi utili, abbassa i prezzi, solo apparentemente favorisce la tendenza a fumare di più, ma in realtà crea la base affinchè lo stato possa aumentare le entrate fiscali aumentando le tasse.
La recente introduzione del cosiddetto "Prezzo minimo", invece, trascurando totalmente il lato delle entrate fiscali, con il pretesto della tutela della salute pubblica costringe i produttori delle sigarette vendute a prezzo più competitivo ad alzare il prezzo fino ad un minimo stabilito dallo stato e, in teoria, a guadagnare di più.
Ma nella realtà i consumatori, con dei prezzi pressochè uniformati, sono portati a scegliere le sigarette più famose e reclamizzate, cioè le sigarette di Philip Morris, alle quali non è stato imposto alcun aumento. Così l'aumento del prezzo delle sigarette cosiddette "economiche" porta maggiori introiti solo a Big Tobacco, lasciando a bocca asciutta sia la concorrenza che lo stato.
Il semplice aumento generalizzato delle tasse, invece, che avrebbe come conseguenza un aumento di prezzo per tutte le sigarette, porterebbe maggiori introiti alla stato, e costringerebbe Philip Morris a ridurre il proprio margine di utile per restare competitivo. E alla fine le sigarette costerebbero esattamente quanto costano oggi.
Il Prezzo minimo, che Philip Morris pretende ingenuamente di imporre in tutta l'Europa, è una proposta grottesca che va a danno della collettività, e stupisce con quale superficialità e con quanta poca lungimiranza Big Tobacco si sia lanciato in questa battaglia perdente.
Ma oltre al Prezzo minimo vi è un altro grosso ostacolo alla libera concorrenza: è la cosiddetta "Accisa Minima", sistema grottesco quanto il Prezzo minimo, che penalizza fiscalmente chi vende ai prezzi più competitivi e, in sinergia col Prezzo minimo, ha permesso a Philip Morris di fare utili, in Italia, che arrivano al 500% sulle Marlboro.
Parliamo di immagine
Il Marlboro Cowboy, che, assieme a Joe Camel, è riuscito a fare aumentare il numero dei fumatori di tutte le età e in tutto il mondo, è servito anche a far salire i prezzi, che oggi non sono legati alla qualità del prodotto ma sono determinati da messaggi pubblicitari, icone e slogans.
Oggi Philip Morris, dopo una guerra senza esclusione di colpi alla concorrenza, rimasta sempre ai minimi termini ed ora quasi azzerata dal Prezzo minimo, è persino disponibile ad abolire la pubblicità, incluso nella formula 1, eliminando una delle sue più onerose voci di spesa.
Nei piani di Big Tobacco, l'abolizione della pubblicità dovrebbe trasformarsi in un doppio affare, perché il prezzo delle più popolari sigarette, salito alle stelle anche grazie ai "mitici" slogans, non sembra intenzionato a scendere nel futuro. Infatti non c'è ne è bisogno: non c'è la concorrenza.
E senza pubblicità i giochi dovrebbero chiudersi definitivamente per chiunque osi affacciarsi sul mercato, perché oggi si pensa che non sia possibile avere il successo di una Marlboro senza investire cifre immense in slogans ed icone. Il risultato è che nessuno sarà più in grado di disturbare quel ristrettissimo gruppo di aziende, Philip Morris in testa, che si sono spartite il mercato mondiale.
Ma saranno sempre "mitici" questi slogans? Che non siano destinati a trasformarsi in una obsoleta tappezzeria, una zavorra della quale Big Tobacco non potrà più liberarsi?
In Svizzera, per esempio, Yesmoke riuscì ad acquisire una discreta dose di popolarità senza alcuno slogan, ma grazie alla discussione su quei temi ai quali il consumatore è tanto interessato: la tutela dei suoi diritti e della sua salute.
Giornali e televisioni scrissero e parlarono abbondantemente, chiunque era al corrente del "caso Yesmoke" e del conflitto con Philip Morris. In pochissimo tempo Yesmoke era riuscito a fare un bel pò di strada senza spendere un solo dollaro. …Che la pubblicità del tabacco sia cosa superata?
Mitici slogans a parte, Big Tobacco ha sempre mentito sui reali danni alla salute provocati dal fumo, e se oggi ammette che la nicotina dà assuefazione è solo perché non può farne a meno. Ma è tutt'altra musica per Yesmoke: "Se domani il 50% dei fumatori decidessero all'improvviso di smettere, noi ne saremmo felici. Per questo daremo un'informazione senza ambiguità sui danni provocati dal fumo, che dirà proprio tutto… e anche di più."
Oggi la tutela del consumatore e l'informazione sul mondo del tabacco stanno cominciando ad essere di moda, e certi viscidi slogan e certe tecniche di business diventano sempre più impresentabili per le democrazie moderne e inaccettabili da parte del consumatore informato.
"You've came a long way, baby" -- "Came to Marlboro Country" -- ecco l'insulsa tappezzeria.
"Chi fuma Marlboro è un coglione" -- ecco un esempio di slogan del futuro!
Il «Mostro» da sfamare
Philip Morris si trova su posizioni debolissime: "Essi sono costretti a trovare una via per sfamare il mostro che hanno costruito", era l'analisi di Marketing Week nel 1998, secondo la quale Big Tobacco non è in grado di reggere un calo delle vendite.
Oggi le campagne anti-fumo cominciano a dare i risultati, e i fumatori di tutte le età diminuiscono. Big Tobacco non può reggere la perdita di quote di mercato perché ha costi fissi elevatissimi e una struttura enorme. Anche per questo egli è costretto a fronteggiare la concorrenza senza esclusione di colpi, al fine di eliminarla dal mercato, pena la sua progressiva e inesorabile disfatta.
Ma è tutt'altra musica per Yesmoke: "Se domani, 1 Giugno 2006, il 50% dei fumatori mondiali decidessero all'improvviso di smettere di fumare, noi ne saremmo felici.
Inizialmente in Italia, dove la Commissione Europea ha già avviato una procedura di infrazione, e successivamente negli altri paesi ove Philip Morris è riuscito a farlo istituire, Yesmoke darà battaglia per l'abolizione del Prezzo minimo, sul quale, secondoi suoi legali, le possibilitè di riuscita sarebbero del 100%.
Non essendo pensabile che un paese arrivi a rinunciare alla tassazione di un prodotto ed alle sue entrate fiscali per non danneggiare un'azienda straniera, supponiamo che la discesa dei prezzi darà luogo ad una situazione transitoria, e che il Prezzo minimo sarà sostituito al più presto da una tassazione generalizzata per tutte le sigarette.
Le tasse, anche al fine di tutelare la salute pubblica evitando prezzi troppo bassi, riporteranno il prezzo delle sigarette più economiche sui valori attuali, quelli stabiliti col Prezzo minimo. Ma quel che conta è che faranno salire in modo indiscriminato il prezzo di tutte le sigarette, incluse quelle più costose, come le Marlboro. E Philip Morris sarà costretta a ridurre gli utili.
Yesmoke, invece, può addirittura permettersi di non fare utili, puntando unicamente ad acquisire quote di mercato. Ed essendo gli odierni utili dei produttori di sigarette, in mancanza di concorrenza, qualcosa di sproporzionato ed impensabile in ogni altro settore del commercio, Yesmoke farà una scelta strategica e dimostrativa: metterà sul mercato un prodotto della massima qualità ad un prezzo che apparirà veramente irrisorio.
Ecco l'arma vincente, che creerà un divario incolmabile con la concorrenza: il cosiddetto "Prezzo Politico". Un prezzo lontano anni luce dalle possibilità di Philip Morris.
E a questo punto subentrerà la sacrosanta battaglia contro l'Accisa Minima che, se andrà in porto, determinerà, assieme al Prezzo Politico, il collasso del cartello dei produttori di sigarette nella Comunità Europea, a vantaggio delle casse degli stati e della libera concorrenza.
Il successo con l'Accisa Minima e il conseguente, diremmo quasi "matematico", collasso di Big Tobacco è un obiettivo ambizioso e arduo, e ci vuole una bella dose di ottimismo per pronosticarne un esito positivo. Ma se consideriamo che è già venuto il turno dell'Impero Romano, della Compagnia delle Indie e dell'Unione Sovietica, perché essere pessimisti?
Conclusione: «Il fatto fisiologico»

Ecco l'effetto multinazionale: aggressività o cieca paura
In passato l'United States Trade Representative (USTR) minacciò paesi stranieri di sanzioni sui prodotti che essi esportavano negli USA, qualora non fosse dato libero accesso ai loro mercati alle società americane produttrici di sigarette. E pare che tutti abbiano capitolato.
Queste cose, ovviamente, sono sempre avvenute all'insaputa del cittadino, nonostante si tratti di un tema che lo riguarda direttamente e siano in gioco interessi e cifre paragonabili a quelle delle cosddette manovre finanziarie governative. Perché?
Forse Big Tobacco è in grado di "addomesticare" l'informazione? Se è così, quali televisioni, quali giornali addomesticherebbe? Anche gli organi di partito? …E di quali partiti? Oggi l'unica cosa certa è che Big Tobacco non può addomesticare il consumatore che, se Dio vuole, è libero di comprare le sigarette che preferisce, e da sponsor è in attesa di diventare arbitro della situazione.
Mettendo alla berlina uno per uno quella moltitudine di leccaculo più o meno illustri che sostiene Big Tobacco, il crollo del cartello dei produttori di sigarette, a cominciare da Philip Morris, si rivelerà nient'altro che un normale fatto fisiologico del mercato.
Ci sarà qualcuno disposto a collaborare col dovuto entusiasmo all'attacco al cartello dei produttori di sigarette, fatto con cognizione di causa e senza la sterile ed appagante violenza distruttiva delle manifestazioni no-global? Noi siamo ottimisti sulle possibilità dell'Italia.
All'ottimista Yesmoke resta il compito di fare un'ottima sigaretta. E si tratta di un dettaglio non di poco conto.
…C'è qualcuno disposto a scommettere che Yesmoke fallirà in questo dettaglio?
Approfondimenti
Per saperne di più sull'United States Trade Representative (USTR) e le società americane produttrici di sigarette, vedi:
- The Tobacco Trade War - multinationalmonitor.org
- United States Press Coverage of Cigarette Export Talks and Policy - leaonline.com
- International Tobacco sales - fpif.org
- U.S. Aided Cigarette Firms in Conquests Across Asia - washingtonpost.com
Italiano
English 
Rompetegli il culo a questi Americani ARROGANTI, che si prendono gli oneri di portare la Democrazia nel mondo,popolo stupido e ignorante senza storia che vuole calpestare tutti nel nome del Dio denaro.