Dalle Filippine con amore
Il colosso confessa, prove alla mano.
Antony Boccanfuso, dello studio Arnold & Porter LLP di New York, è uno di quegli avvocati che demoliscono i nemici della Philip Morris. Il 28 Gennaio 2005, allo scopo di demolire Yesmoke, il legale ha comunicato al giudice Kevin Nathaniel Fox che il numero esatto di container di sigarette prodotte da Philip Morris e vendute illegalmente ogni 12 mesi dal negozio online ammonta a 126. Poco più di 6 milioni di stecche all'anno.
Il legale porta delle prove infallibili a favore del suo cliente Big Tobacco, con le quali chiede a Yesmoke, sulla base dei 126 containers all'anno venduti online senza «autorizzazione», 550 milioni di dollari di risarcimento.
Business è business!
Ma nessuno sembra essersi accorto che tra quei 126 container a Yesmoke ne risultano 109 arrivati dalla stessa fabbrica, che hanno costituito una sostanziosa fetta della produzione annuale di quella fabbrica. Così la prova fornita da Boccanfuso direbbe, in realtà, che il produttore quando ha venduto ha sempre saputo bene a quale mercato la sua produzione era destinata.
Le "Prove" in mano a Philip Morris vanno oltre il recente accordo firmato con la Comunità Europea con il quale Philip Morris si impegna ad impedire ogni ulteriore commercio delle proprie sigarette al di fuori dei suoi canali distributivi, e al pagamento di 1200 milioni di Dollari in rate annuali da 120 milioni, senza interessi. Una multa solo apparentemente alta, ma in realtà irrilevante per Big Tobacco.
I 126 containers rappresentano la piena confessione di Philip Morris sul delicato tema del cosiddetto mercato parallelo delle sigarette. È Big Tobacco che lo ha ideato, alimentato e gestito. In poche parole lo ha "autorizzato". Perché era il suo business.
Philip Morris & Yesmoke
Fino a 2 anni fa la Suerte Cigars and Cigarettes factory produceva le sigarette Phip Morris nelle Filippine. Qui nel 2001, Philip Morris ha investito 300 milioni di dollari nella produzione di sigarette. Si è trattato del più grande investimento in Asia per Philip Morris, che dal 2003 produce sia per il mercato locale che per l'export. Chi ha comperato sigarette su internet le conosce bene, di Marlboro "made in Philippines" era pieno il mercato e i prezzi erano competitivi.
La fabbrica, fino a 3 mesi fa, era praticamente sostenuta dal commercio online. Gira voce che il nuovo stabilimento della Philip Morris nelle Filippine riprese la produzione di L&M Soft e di Marlboro Menthol Lights Soft, interrotta per scarsa richiesta, grazie al discreto successo di questi brands online.
Yesmoke, in cambio, ha venduto e ha avuto successo su internet grazie a questa filiale Philip Morris. Le Marlboro made in Philippines, infatti, erano sempre a disposizione in tutte le possibili varianti, mentre di quelle made in Switzerland se ne trovava un container ogni tanto, quasi per sbaglio.
“La prova”
Si chiama ComScore, un "fornitore di indagini di mercato al quale le società di primo piano si rivolgono per pianificare penetranti strategie di mercato grazie allo studio delle abitudini dei consumatori" come indicato sul sito comscore.com. L'azienda fornisce servizi di misurazione dell'audience dei consumatori su internet, un metodo simile ai servizi di misurazione dell'audience della televisione. Utilizzando un campione bilanciato demograficamente di circa 1,5 milioni di consumatori, 1 milione dei quali negli Stati Uniti, Com Score cattura dati riguardanti i siti internet da loro visitati, i loro acquisti ed altre abitudini.
ComScore avrebbe studiato Yesmoke, e sarebbe emerso che Yesmoke avrebbe venduto su internet una media annuale di 6 milioni e 300 mila stecche di sigarette prodotte da Philip Morris. E lo studio di ComScore ha acquisito il valore di prova nel processo contro Yesmoke. Complimenti all'avvocato!
I conti
Philip Morris avrebbe calcolato in 177,2 milioni di Dollari l'utile di Yesmoke derivante dalla vendita online delle sigarette prodotte da Philip Morris. Molto simile all'utile fatto da Philip Morris per la vendita delle stesse sigarette a Yesmoke.
Ma essendo qesta vendita (solo quella di Yesmoke, ovviamente) stata condotta "Willful" oltre che "Illegale", la cifra a beneficio di Big Tobacco deve essere triplicata a $ 531,6 milioni più spese legali.
In pratica Big Tobacco vuole tenersi gli utili derivanti dalla vendita delle sue sigarette a Yesmoke, e impossessarsi degli utili di Yesmoke moltiplicati per tre. 1 + 3 = 4 Un vero poker d'assi!
Philip Morris pretenderebbe da Yesmoke il pagamento, senza rateizzazioni, di una somma pari a quella che il colosso del contrabbando deve pagare alla Comunità Europea. I $ 1200 milioni in 10 anni e senza interessi corrisponderebbero a circa $ 600 milioni pagati in una volta sola.
Alla fine la ridicola pretesa di Philip Morris, e l'altrettanto ridicola multa di $ 1200 milioni in 10 anni, data ad una azienda il cui brand di punta fa, da solo, un retail market share di $ 22 BILLION in un solo anno, dovrebbero portare al seguente risultato: Yesmoke pagherebbe $ 531,6 milioni senza rateizzazioni, che Big Tobacco userebbe per il pagamento rateizzato della multa della Comunità Europea. Geniale!
…Chi paga?

A. Calantzopoulos ha firmato l'accordo con l'EEC
La degenerazione delle tariffe indotta dai colossi del mercato per spazzare via i piccoli concorrenti a suon di parcelle di avvocato ha fatto degenerare gli avvocati, oggi pieni di soldi e di lavoro. Essi, abituati a essere pagati a ore con cifre che non meritano, sembra non facciano nemmeno tesoro degli insegnamenti scolastici, e non pensano che 1 + 1 non è sempre uguale a 2.
Non c'è quindi da stupirsi che non abbiano fatto caso ai 109 containers usciti annualmente dalla medesima fabbrica, con tutte le possibili disastrose conseguenze per il loro cliente, particolarmente in relazione all'Agreement con la Comunità Europea.
Approfondimenti
Anti-Contraband and Anti-Counterfeit Agreement and General Release
Appendix A: Policy Statement on Compliance with Fiscal, Trade and Anty-Money Laundering Laws
Appendix B: Anti-Contraband and Anti-Counterfeit Agreement and General Release
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