Italia – 37,5 miliardi di dollari persi
Contrabbando di sigarette nell'Unione Europea - Philip Morris non pagherà, ormai è tardi.
Il 22 maggio 1995 il Direttore Generale dei Monopoli di Stato Italiani, Ernesto Del Gizzo, trasmise al SECIT, il Servizio Centrale degli Ispettori Tributari Italiani, la denuncia sul mancato gettito fiscale di Philip Morris in Italia: un totale di 60.591 miliardi di Lire (37,5 miliardi di dollari) in 20 anni. A quanto ammontava il totale del mancato gettito fiscale in tutti i paesi dell'Unione Europea messi assieme?
Del Gizzo aggiunse che dal contrabbando di sigarette in Italia, grazie all'utile derivante dai prodotti ceduti sul mercato illegale, derivava un profitto netto annuo per la multinazionale di circa 1.100 miliardi di Lire (650 milioni di dollari).
Il 9 luglio 2004 viene firmato un importante accordo tra l'Unione Europea e il leader del contrabbando in Europa: Philip Morris. Il gigante del tabacco pagherà 1.200 milioni di dollari, rateizzati in 10 anni, senza interessi, per mettere una pietra sopra a tutto il passato. Perché così poco?
Ciononostante l'allora presidente della Commissione Europea, l'Italiano Romano Prodi, evidentemente soddisfatto, dichiarava: "Io mi rallegro per la conclusione di questo importante accordo. Esso è stato fatto per proteggere gli interessi finanziari dell'Unione Europea".
Big Tobacco Mafia all'opera
La denuncia del 22 maggio 1995 fu reiteratamente ignorata dai governi che si sono succeduti, sia di destra che di sinistra. E nonostante fosse una relazione stilata da fonte qualificatissima: il Direttore Generale dei Monopoli di Stato Italiani.
Ad accogliere la denuncia fu l'Ispettore tributario del SECIT, Mario Casaccia, che subito informò la Procura della Repubblica di Roma, il ministero delle Finanze e il direttore del SECIT, proprio superiore.

Ministro Fantozzi, a sinistra, con Montezemolo, ex-presidente della Ferrari
Quest'ultimo, Alberto Cozzella, dichiarò la propria incompetenza sulla scottante pratica, benché per legge il SECIT debba svolgere proprio indagini di questo tipo.
Il ministro delle finanze di allora, Fantozzi, senza nulla approfondire, archiviò l'esposto.
Casaccia non si arrese. Il 23 luglio 1996 scrisse al nuovo ministro Visco, esponendogli i clamorosi fatti che emergevano chiarissimamente della denuncia di Del Gizzo. Visco, nella risposta, gli chiese sorpreso: "Quali norme penali Ella ritiene siano state violate".
Casaccia spegò che si trattava di contrabbando, per tre volte rispiegò a Visco la vicenda. Il ministro o non capi', oppure attaccò l'Ispettore: “Quali sono i brani della relazione di Del Gizzo nei quali si configurano reati?” … “Le sue affermazioni sono gravemente incaute”.
Mario Casaccia rimase per poco al suo posto, e fu rimosso nel 1997 dall'incarico di ispettore (così come i suoi colleghi Porreca e Mari, che collaborarono nei suoi tentativi di fare chiarezza). Ernesto Del Gizzo, dopo un presunto tentativo di corruzione, fu rimosso dalla carica di direttore generale dei Monopoli e collocato a riposo. Così commentò: «Ogni anno che passa va in prescrizione un anno di evasione».

Ministro Visco
Nel 2000 vi fu un dibattito parlamentare sul dossier dei Monopoli di Stato Italiani. Esso non portò a nessun risultato concreto, con il ministro Fantozzi che scaricava sul direttore del SECIT Cozzella le responsabilità dell'archivio di fatto, e viceversa”.
Alla fine del 2000, quando l'EU si muove ufficialmente contro la Philip Morris, secondo the magazine l'Espresso che anticipava alcune conclusioni di una indagine del Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano e del Pubblico Ministero Raimondi, la multinazionale, nonostante le prescrizioni, doveva 8mila miliardi di Lire al solo Stato Italiano (4 BILLION Euros).
"L'Italia passa all'attacco"
Apparve un po' patetico l'annuncio dato dal Ministro delle Finanze dell'epoca, Ottaviano del Turco, che dichiarò, nel novembre del 2000, che l'Italia sarebbe intervenuta con una propria iniziativa legale per sostenere il ricorso presentato dalla Commissione Europea contro Philip Morris e RJ Reynolds.
L'accusa era la stessa su cui si fondava il ricorso dalla Commissione Europea: le due multinazionali sarebbero state "direttamente coinvolte in attività di contrabbando" che "hanno nascosto attraverso atti illegali, compreso il riciclaggio". Iniziativa apprezzabile, intendiamoci: ma, come abbiamo visto, clamorosamente tardiva!
"Siamo venuti ad assicurare alla Commissione europea l'appoggio incondizionato dell'Italia nella lotta al contrabbando di sigarette, e l'iniziativa legale del governo italiano che riprende quella europea", spiegò il ministro Del Turco, che era accompagnato dai vertici della Commissione Parlamentare Antimafia: il presidente Giuseppe Lumia (Democratici di Sinistra), il vicepresidente Nichi Vendola (Rifondazione Comunista), e il segretario Euprepio Curto (Alleanza Nazionale).

Ministro Ottaviano Del Turco
Del Turco spiegò poi, in una intervista a “La Stampa”, i motivi che avrebbero portato il governo Italiano ad appoggiare il ricorso della Commissione Europea contro Philip Morris. Una sorta di “Bravo il governo” e “Brava la Commissione europea di Prodi”. E aggiunse che "Per la prima volta l'Europa si proponeva un'operazione così ambiziosa”.
In sostanza, spiegò Del Turco, “La Commissione Europea difende il territorio da un'aggressione criminale che colpisce vari Stati membri. Colma un ritardo.
L'operazione concepita dal presidente della Commissione europea, Romano Prodi, è brillante”. Peccato che dalla denuncia dell'ex Direttore Generale dei Monopoli di Stato siano passati la bellezza di 5 anni. Le istituzioni sapevano già da tempo, e sapeva anche l'ex presidente del Consiglio Italiano, ora presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, che ora era diventato improvvisamente attivo nella guerra alla multinazionale del tabacco. Il risultato del 9 luglio 2004 fu un accordo che metteva una pietra sopra per sempre a tutte le pretese della Unione Europea nei confronti di Philip Morris. La multinazionale ne usciva col pagamento di una penale almeno 50 volte inferiore a quella realmente dovuta, e senza che si aprissero le porte del carcere per nessuno dei suoi uomini. Brillante!
Perché nessun arresto?
Non ci troviamo di fronte solo a 37 miliardi di dollari di tasse evase nella sola Italia in 20 anni. "La vendita illegale di sigarette è diventata uno dei principali veicoli utilizzati dai trafficanti di droga per riciclare i loro profitti. Philip Morris è diventato un anello determinante in questa attivita". (Documenti ufficiali E. U.).
Dopo aver tratto vantaggio da simili attività, ci si aspetta che i responsabili non solo siano condannati a pagare cifre adeguate, ma che siano in prigione. Invece ecco cosa dice www.europa.eu, il portale dell'Unione Europea il 9 Luglio 2004: "La Commissione Europea, con i 10 stati membri dell'Unione Europea e Philip Morris International, oggi annunciano un accordo pluriennale che include un efficiente sistema per combattere contrabbando e contraffazione di sigarette in futuro, e che chiude tutti i conflitti tra le parti in questa area."
Philip Morris era passato nientemeno che dall'altra parte della barricata!
«280 miliardi di dollari»
È inconcepibile che in Europa e in Italia non ci sia nessuno capace di difendere i cittadini nel modo appropriato in casi come questo, con danno multimiliardario irrecuperabile alle casse degli stati. Oggi il contrabbando di sigarette è morto e l'Italia ha ceduto alla Gran Bretagna quella leadership europea che deteneva saldamente fino al 1999. Ma i responsabili, sia nei governi Italiani che si sono succeduti, sia tra le file di Philip Morris, non hanno ancora pagato nulla.
E a partire dal 9 luglio 2004, Philip Morris non deve più un solo dollaro all'Unione Europea oltre a quelli pattuiti nel brillante accordo.
Perché in USA si fanno processi a Big Tobacco con richieste tipo 280 miliardi di dollari, e in Europa le richiesta è di soli 1,2 miliardi? Che gli Americani stiano dando i numeri?
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