No-smoking alla cinese: la dittatura del popolo dei fumatori

Smoke famous name, ChinaWinston Churchill diceva: «Se due persone fumano sotto il cartello 'vietato fumare' gli fai la multa, se venti persone fumano sotto il cartello 'vietato fumare' chiedi loro di spostarsi, se duecento persone fumano sotto il cartello 'vietato fumare' togli il cartello».

La Cina sembra dare ragione a Winston Churchill: il primo maggio sono entrate in vigore le nuove norme sul fumo nei luoghi pubblici, ma i fumatori, che qui sono 350 milioni, dettano legge e continuano a fumare.

L’Ufficio nazionale cinese per il controllo del tabacco ha previsto che nessuno avrà paura di accendersi la sigaretta dove gli pare, e che prima di vedere risultati potrebbero passare decenni e massicce campagne di sensibilizzazione. Eppure in Cina le leggi vengono fatte rispettare con durezza, e le condanne fioccano, per reati come la corruzione si può arrivare alla fucilazione.

È interessante il confronto tra la Cina e il Bhutan, piccolo stato himalaiano, che nel 2011 ha applicato la nuova legge sul consumo di tabacco: chi fuma viene condannato ad una pena che può variare tra i 3 e i 5 anni di carcere. Per stanare i fumatori il governo locale ha persino addestrato cani anti tabacco, non solo per i controlli in aeroporto, ma anche nelle case private.

I fumatori del Bhutan (o quelli che vorrebbero fumare) sono una minoranza nascosta e fuggiasca, su una popolazione di 650 mila unità. Gli abitanti del Bhutan, pacifici, rispettosi dell’autorità e della monarchia, non sembrano entusiasti di questa legge, a sentire le dichiarazioni raccolte dai media occidentali nel Paese. Secondo l’opposizione, i primi a fumare sono i membri del Parlamento che ha avallato questo inasprimento voluto dal Re, con 61 voti favorevoli su 65.

Mentre i bhutanesi chinano la testa, in Cina il fumatore reagisce con insofferenza e aggressività con chi vuole fargli spegnere la sigaretta in una sala d'aspetto della stazione, e non è nemmeno pensabile parlargli di multe, che sulla carta sarebbero previste.

Davanti al divieto di fumare il governo cinese non cerca di piegare il cittadino ai suoi voleri e ad educarlo all'obbedienza, piuttosto cerca di non farlo arrabbiare, preoccupandosi di «sensibilizzare». Al contrario nell'obbediente Bhutan, dove nessuno si azzarderebbe a fumare sotto un cartello di divieto, siamo giunti ad una situazione repressiva che sconfina nel grottesco, tipica dei paesi del terzo mondo.

Recentemente un monaco buddista bhutanese, sorpreso, grazie ad una «soffiata», su un mezzo pubblico con 72 pacchetti di tabacco da masticare è stato arrestato e rischia 5 anni di carcere. Fortunatamente sono previste deroghe per i turisti, che potranno portarsi le sigarette da casa, fino ad un massimo di 10 pacchetti per settimana di soggiorno, pagando una tassa di importazione del 200% (oltre alla tassa di soggiorno di 200$ al giorno).







3 Commenti

  1. Padano dice:

    In Cina se fumi dove è vietato non sono capaci a farti la multa, ma se rubi il denaro pubblico ti fucilano senza problema. Invece in Italia se rubi il denaro pubblico fai carriera, e se fumi paghi la multa.

    • Manu dice:

      Aggiungerei che in Cina la legge prevede che i parenti del giustiziato devono rimborsare lo stato del costo dei proiettili.

  2. promoter donna dice:

    Continuate a lamentarvi del sistema, ma a rispondere alle domande delle persone che hanno contribuito alla nascita della Yesmoke e poi sono state cacciate senza pieta' nemmeno una risposta.

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