Philip Morris dichiara guerra al «pacchetto unico»

Dal primo di luglio in Australia i pacchetti di sigarette saranno tutti bianchi e anonimi, e vi potrà solo essere impresso, oltre all'immancabile health warning, il nome della marca in carattere standard su fondo bianco, secondo la normativa introdotta dal Parlamento.
Philip Morris ha prontamente fatto causa al governo, e ha dichiarato «Ci aspettiamo un risarcimento di miliardi, è una confisca del nostro marchio. Il premier australiano Gillard ha risposto duramente «Non ci faremo intimidire dalle tattiche dei grandi del tabacco», e il ministro della sanità ha aggiunto «Siamo determinati a fare qualsiasi passo necessario a tutela della salute pubblica».
Seguendo l’esempio dell’Australia, il Regno Unito vuole essere il primo paese europeo che obbligherà a vendere le sigarette nelle confezioni anonime. Nonostante le forti pressioni da parte dell’industria del tabacco, Londra ha anche deciso di non abrogare la normativa che vieterà di mettere in mostra nei negozi i pacchetti di sigarette, nascondendoli di fatto agli occhi dei clienti.

Julia Gillard, premier australiano favorevole al pacchetto "neutro" a tutela della salute pubblica, ha dichiarato: "Non ci faremo intimidire dalle strategie dei grandi del tabacco"
L'organizzazione ASH (Action on Smoking and Health) ha persino fatto i complimenti ai politici: «Apprezziamo lo sforzo del governo inglese che dimostra il suo impegno ad anteporre la salute delle persone ai profitti dell’industria del tabacco». Nel frattempo la Food and Drug Administration statunitense, per non essere da meno ha diffuso le immagini degli health warnings giganti che da luglio dovranno ricoprire i pacchetti di sigarette in vendita negli Stati Uniti.
Il pacchetto «neutro» è oggetto del contendere, generalmente tra quei paesi che lo vogliono, a tutela della salute pubblica, e i produttori che non lo vogliono e gridano alla violazione dei trattati internazionali sulla protezione dei marchi commerciali e al maggiore rischio di contraffazione del loro prodotto.
Funziona così in tutto il mondo, meno che nell'Unione Europea. Qui è allo studio l'introduzione del pacchetto «neutro», ma a frenare, più che Big Tobacco, è l'Italia. Piuttosto che dar prova di determinazione nella difesa degli interessi della collettività e nella tutela della salute pubblica, Roma reclama la protezione dei marchi commerciali dei produttori di sigarette. Infatti il Ministero dello sviluppo economico, a differenza dei colleghi anglosassoni, ha invitato a «riflettere» sui rischi derivanti dal pacchetto anonimo.
Secondo Nomisma, società di studi economici legata al buon Romano Prodi, che in Italia fa scuola ed è punto di riferimento, «Introdurre l'obbligo per i produttori di sigarette del pacchetto neutro, oltre alla creazione di dinamiche commerciali perverse, potrebbe condurre a una maggiore diffusione di prodotti contraffatti a vantaggio delle organizzazioni criminali, e in violazione dei trattati internazionali che regolano la protezione dei marchi commerciali».
Gli studi di cui oggi si parla nel Regno Unito dicono che un pacchetto di sigarette privo di marchi e colori è meno attraente, e i colori ridurrebbero la consapevolezza del potenziale danno alla salute.
Invece in Italia la stampa parla solo di quanto preoccupa Nomisma, più attenta al portafoglio di Philip Morris che alla salute delle persone, che sottolinea che nel 2010 il mercato della contraffazione avrebbe creato un danno per la filiera del tabacco di oltre 650 milioni di euro.
Ma non si capisce di quale filiera del tabacco Nomisma parli, visto che ormai il 99% delle sigarette vendute in Italia è prodotto all'estero.
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