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Prezzi delle sigarette – Cosa bolle in pentola?

Il 24 giugno la Corte di giustizia dell'Unione europea emetterà la sentenza di condanna dell'Italia per il prezzo minimo delle sigarette.

I prezzi di alcune marche scenderanno, e per evitare una diminuzione delle entrate fiscali il Governo sarà costretto a provvedimenti di ordine fiscale.

Secondo l’Unione europea l’aumento dei prezzi non si ottiene con il prezzo minimo, che fa guadagnare i produttori, ma con le tasse, che fanno guadagnare lo Stato.

Per questo motivo la Corte di giustizia dell’Unione europea costringerà l’Italia a rimuovere l’iniquo provvedimento. Come si preparano i nostri politici alla prossima rivoluzione del mercato?

8 giugno 2010: si scalda il motore dei correttivi alla manovra, alimentato anche dai «finiani» di Camera e Senato che, accompagnati da qualche ospite esterno, nella sede di «Fare Futuro», hanno messo a punto le possibili modifiche e hanno studiato la possibilità di intervenire (con emendamento o decreto legge da assorbire nella manovra) sul prezzo di vendita di sigarette e tabacco.

Si tratterebbe di un intervento urgente per scongiurare la condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea sul meccanismo del prezzo minimo. Al suo posto potrebbe essere introdotta una sorta di «tassa minima».

La politica fiscale all’italiana

Ass Kissers

In questi ultimi decenni in fatto di tassazione del tabacco si è visto tutto il peggio del nostro paese.

L’Italia si è sempre distinta per uno stupefacente servilismo davanti agli interessi delle multinazionali, con scelte demenziali e irrazionali, che sarebbero improponibili all’opinione pubblica di paesi del terzo mondo.

Ieri: costo doppio per la collettività

Per evitare una diminuzione delle entrate fiscali dalle sigarette l’Italia ha regalato miliardi di euro a Big Tobacco.

L’aumento concordato dei prezzi, e di conseguenza del prezzo minimo, da parte di un cartello di produttori con l’AAMS, per determinare una crescita del valore del mercato e di conseguenza del gettito fiscale, ha determinato un costo doppio per la collettività.

Infatti ad ogni aumento dei prezzi solo il 50% ha generato un aumento di gettito fiscale, mentre il restante 50% è andato ai produttori come ingiustificato maggior utile.

Lo stesso aumento di gettito fiscale si poteva ottenere senza determinare un costo doppio per la collettività, modificando l’aliquota dell’accisa.

Questa illogica strategia dell’AAMS è dovuta ad incompetenza degli organi pubblici che l’hanno ideata o è stata determinata da interessi privati di personaggi pubblici con Big Tobacco?

Domani: le Marlboro non si tocchino!

I nostri politici, per non far salire i prezzi delle sigarette di fascia alta, cosa che avverrebbe con un aumento delle aliquote, che comporterebbe tasse per tutti in egual misura, starebbero per introdurre una «tassa minima».

In sostanza, dopo l’abolizione del prezzo minimo, le tasse finirebbero per penalizzare maggiormente le sigarette della fascia bassa di prezzo, come le Yesmoke, e meno quelle di fascia alta, come le Marlboro.

Ma quello che più conta è che anche il «nuovo sistema» determinerebbe meno entrate per lo Stato, a vantaggio degli utili delle solite aziende straniere.

Per semplificare, un’aliquota di 50 centesimi in più su ogni pacchetto, con 4.5 miliardi di pacchetti venduti in un anno in Italia, genererebbe 2 miliardi e 250 milioni di euro in più di entrate fiscali, rispetto al sistema del prezzo minimo. Con la «tassa minima» lo Stato, come al solito, se ne prende solo una parte.

Unione europea: «lobbisti» al lavoro

Se da un lato la Comunità Europea ha stabilito che il Prezzo minimo è illegale, dando ragione a Yesmoke, dall’alto lato la stessa Comunità Europea permetterà limitare l’effetto dell’abolizione, non ponendo limiti agli stati sulla «tassa minima».

Il 16 luglio 2008 László Kovács, commissario europeo per la Fiscalità e l’Unione Doganale, aveva presentato una proposta di tassazione «alla cui preparazione hanno contribuito tutti i soggetti coinvolti nel settore».

Patria RenzoSolo che a discutere con László Kovács, oltre alle multinazionali, non c’era la Yesmoke, artefice del cambiamento con la sua causa sul prezzo minimo.

In qualità di «portatore dell’opinione della filiera del tabacco in Italia» si era infilato con la sua «Filtabacco» il noto lobbista di Philip Morris, l’Onorevole Renzo Patria, che aveva rappresentato la Yesmoke all’insaputa della Yesmoke stessa.

Così se con il Prezzo minimo sono state avvantaggiate le multinazionali, il non porre limiti all’accisa minima metterà alcuni stati in condizione di creare una situazione simile a quella di prima.

Nonostante i suoi limiti, la Comunità Europea ha il merito di averci portato un barlume di legge. Immaginatevi cosa sarebbe altrimenti il mercato italiano del tabacco!

Stupidario italiano

Anni di demenziali spiegazioni da parte di politici, giornalisti e organi pubblici hanno giustificato la politica fiscale italiana, offrendoci uno spaccato della penetrazione delle multinazionali del tabacco, non solo nella società, ma anche nella psiche degli Italiani.

Il REF (Ricerche Economia Finanza), ufficialmente sponsorizzato dalla BAT, commentava:

«In questo scenario a fine anno il gettito fiscale posto a carico del settore sarà raggiunto e probabilmente superato.»

…Così se lo Stato è contento delle entrate raggiunte, il surplus perché non darlo a Big Tobacco?

L'avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons

L’avvocato Carlo Rienzi, presidente del Codacons

Il CODACONS si era schierato con Big Tobacco e contro la Comunità Europea nella causa del prezzo minimo, «a difesa della salute dei bambini», mentre il Movimento italiano Genitori (MOIGE) aveva dichiarato che «è preoccupante il fatto che la Comunità Europea voglia l’abolizione del Prezzo minimo».

Il presidente della Federazione Italiana Tabaccai, Giovanni Risso, è stato il più patetico: secondo lui, il prezzo minimo sarebbe stato istituito per tutelare gli interessi dei tabaccai, impedendo prezzi troppo bassi (…).

Dulcis in fundo, mentre la Comunità Europea propone il rialzo delle tasse sulle sigarette, in Italia ha fatto capolino una «corrente di pensiero» che discute sull’eventualità di non aumentare le tasse per non incentivare il contrabbando con prezzi troppo alti.

Infatti c’è già Philip Morris che fa l’870% di utile sulle «Virginia Slim»: Big Tobacco, con un costo di produzione di circa 7 centesimi a pacchetto, le vende a 67 centesimi, con un ricarico da esattore fiscale.

E se le Virginia Slim, le Marlboro o le Merit salgono di prezzo, vendono meno. Per le tasse, purtroppo, non c’è più posto…

Tra l’altro l’Italia è uno dei paesi dove le sigarette costano meno. Come faranno a New York, dove un pacchetto costa 10 dollari, o a Londra, dove costa più di 8 sterline?

Approfondimenti

  • Flavio

    Ultima notizia:
    –l’esame del decreto-legge in materia di accise sui tabacchi è stato rinviato-
    Suppongo che i lobbisti siano in fermento, forse stanno discutendo come addomesticarlo, ma non essendo capaci a fare le addizioni e le sottrazioni, non sanno come fare.

  • Mauro

    Quanto costeranno le sigarette dopo che avranno tolto il prezzo minimo, e aumentato le tasse?

    • Yesmoke

      Dipende da quanto sarà la “tassa minima”, che può icidere sul prezzo finale. Per le marche più costose (Marlboro, Merit etc.) non dovrebbe cambiare molto in fatto di tasse e di prezzi al pubblico. Questa tassa graverà maggiormente sulle sigarette della fascia bassa di prezzo (Yesmoke, Diana, Winston, Pall Mall etc.) che, in proporzione, pagheranno più tasse delle altre. Tra queste marche potranno esserci differenze di prezzo più marcate di oggi, nel rispetto della libera concorrenza.
      La logica alternativa sarebbe stata l’aumento dell’aliquota, cioè tasse per tutti. Per semplificare, un’aliquota di 50 centesimi su tutte le marche costringerebbe Philip Morris ad alzare il prezzo delle Marlboro di 50 centesimi per mantenere gli stessi utili a pacchetto, o a guadagnare 50 centesimi in meno per mantenere lo stesso prezzo di prima. Ma se la Marlboro aumentasse il prezzo di 50 centesimi perderebbe inesorabilmente quote di mercato, a beneficio delle marche meno costose… Un gran bel problema!
      Fortunatamente per Philip Morris, lo Stato, preferendo la contorta tassa minima all’aumento dell’aliquota, ha deciso di rinunciare a 50 centesimi di entrate fiscali sulle sigarette della fascia alta di prezzo.

  • tabaccaio che non capisce

    Alla fine, tutto questo polverone che avete alzato, se non ho capito male, Vi si ritorcerà contro. Fatemi capire qualcosa.

    • Yesmoke

      Ci hanno fregato, come c’era da aspettarsi, ma ci hanno fregato solo a metà. Grazie alla tassa minima per le marche di punta non cambierà niente: continueranno a pagare le tasse come prima, avranno gli stessi prezzi di prima, e Philip Morris potrà continuare a fare l’870% di utile sulle Virginia Slim*.
      Però la tassa minima incide sulle marche della fascia bassa di prezzo, e per le Diana, Pall Mall, Winston etc. sarà un problema. L’eliminazione del prezzo minimo, qualunque sia la tassa minima, lascierà, in questa fascia di prezzo, un margine di spazio alla libera concorrenza. La Yesmoke venderà a prezzo di costo, e chi vorrà vendere al prezzo delle Yesmoke dovrà fare lo stesso.

      *Il costo di produzione delle Virginia Slim è di circa 7 centesimi al pacchetto, Philip Morris le vende a 67 centesimi.

  • Genny

    Vi toglieranno il prezzo minimo (forse), ma vi fregheranno in un altra maniera. Come c’era da aspettarsi, tutto resterà come prima. In Italia ci sono certi lati oscuri degli affari e della politica, contro cui non c’è niente da fare.

  • Pino

    È possibile sapere quando cambieranno i prezzi delle sigarette? Quindi, se non sbaglio, stanno per salire? Grazie

    • Flavio

      2 giorni al massimo, e salgono. Se sei un tabacchino furbo, vai a fare il pieno di tutte le marche con i prezzi più bassi, che sono quelle che saliranno.

  • Lupo

    Questa mattina sono andato a comprare le sigarette,tralascio la marca, …. è aumentato il prezzo.
    Lo stato ancora una volta colpisce su beni di consumo, vedi la benzina.
    Che schifo.
    Come mai l’Italia non viene punita perchè non adegua lo stipendiato fisso?

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