Il REF contro gli «appetiti fiscali»

«In questa fase vi è il rischio che ulteriori aumenti dei prezzi, conseguenti a crescenti appetiti fiscali, favoriscano lo scivolamento verso i canali di vendita illegali», è scritto nell'introduzione all'ultimo numero.
Attenzione! L'unica pubblicazione di analisi del mercato del tabacco italiano, «Tobacco Observatory», edita dal R.E.F. (Ricerche per l'Economia e la Finanza), riferimento per «istituzioni e organismi governativi», è uno sgangherato tentativo di disinformazione, ufficialmente sponsorizzato dalla British American Tobacco, finalizzato a tutelare gli utili dei produttori a danno delle entrate fiscali giovandosi dell'incompetenza dei politici.
Questione di sponsor
Nel 2005 Tobacco Observatory si scagliava contro il «prezzo minimo» delle sigarette: «È una ostruzione alla libera competizione, viola i regolamenti europei sulla libera determinazione dei prezzi, l'Unione Europea interverrà».
Ma nel 2007 la BAT diventa sponsor ufficiale. Così su Tobacco Observatory si comincia a scrivere che il «prezzo minimo» è la soluzione ideale, e si elogia la «tassa minima», con la quale i nostri politici hanno aggirato la recente sentenza europea che impone l'abolizione del prezzo minimo, definendola «tassa selettiva».
Ecco come il R.E.F. presentava il giornale in versione sponsorizzata: «Tobacco Observatory è un'iniziativa sostenuta da British American Tobacco Italia allo scopo di promuovere un quadro di conoscenza diffusa e trasparente in tema di tabacchi. È nella condivisione di questa finalità che il R.E.F. predispone la seguente pubblicazione».
Se in origine Tobacco Observatory era un utile punto di riferimento, oggi, con la sponsorizzazione della BAT, ha perso ogni abbozzo di etica. Giovandosi dell'ignoranza e impreparazione generali, la pubblicazione fa gli interessi dei ladri, ricorrendo con disinvoltura a dati di fantasia.
Purtroppo questa «conoscenza diffusa e trasparente», proveniente dall'unica pubblicazione tecnica del settore, riproposta tale e quale dalla stampa nazionale, verrebbe presa in alta considerazione dai nostri politici nelle scelte riguardanti l'interesse del paese.
Secondo l'ultimo numero di Tobacco Observatory, «l’Italia s’incammina a divenire un potenziale mercato di sbocco per il commercio illegale, per via del livello elevato dei prezzi». Ma l'Italia, tra i paesi evoluti, è uno di quelli dove le sigarette costano di meno, perchè questo «mercato di sbocco» dovrebbe essere proprio qui da noi, nonostante le rassicurazioni della Guardia di Finanza? Come faranno in quei paesi dove le sigarette costano il doppio?
Sempre secondo Tobacco Observatory, «Emerge che per il caso italiano i livelli di tassazione sui prodotti del tabacco risultano già molto elevati». Come si può dire che in Italia le tasse sono sopra la media europea, quando sono sotto? Per esempio da noi l'aliquota dell'accisa è ferma al 58,5%, mentre in Francia siamo al 64%.
Una cosa dalla quale Tobacco Observatory sta alla larga sono gli utili da «esattore fiscale» che Big Tobacco fa solo in Italia: Philip Morris guadagna il 495% su un pacchetto di Marlboro, Bat il 380% sulle MS, e Japan Tobacco il 415% sulle Camel, mentre il fisco guadagna meno del fisco degli altri paesi.
La prossima «guerra»
Tasse si o tasse no? Philip Morris, BAT e Japan Tobacco guadagnano più in Italia che in Francia, ma lo Stato italiano guadagna meno di quello francese. Perché? Se i prezzi delle sigarette salgono, è colpa dello Stato che aumenta le tasse o dei produttori che aumentano i prezzi? Un gran bel dilemma ci aspetta!
Approfondimenti
- REF – Tobacco Observatory n. 18
- Il Teorema del Contrabbando
- Entrate Fiscali – Rischio Disinformazione!
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Sarebbe anche il caso di ricordare che il fatto che i produttori dovrebbero guadagnare di meno, lo Stato di più, e le sigarette costare uguale si diceva già nel '98. Ecco alcuni brani dell'interrogazione dell'onorevole Marengo e dell'onorevole Leone, Seduta n. 366 del 3/6/1998:
"Gli interroganti evidenziano la necessità di colpire, con l'elevazione dell'aliquota dell'accisa sulle sigarette, i ricavi industriali dei produttori, peraltro ampiamente remunerativi dei costi sostenuti, al fine di ridurre al minimo gli utili delle ditte estere, derivanti dalla vendita delle sigarette sul mercato italiano, che sfuggirebbero alla tassazione in Italia in base alle regole dei trattati internazionali volti ad evitare le doppie imposizioni. Ciò anche nella considerazione che l'aumento dell'aliquota dell'accisa e, quindi, dell'incremento del gettito erariale, potrebbe essere realizzato senza aumentare i prezzi di vendita al pubblico delle sigarette. Gli interroganti, altresì, auspicano la necessità di ripristinare condizioni di concorrenzialità sul mercato italiano."
Il lavoro sporco fatto sul tabacco fa venire legittimi dubbi sull'intero operato del R.E.F, che non si occupa solo di tabacco, ma, come è scritto sul suo sito, -affianca aziende, istituzioni, organismi governativi, nei processi decisionali relativi all’economia, alla finanza e alla gestione delle risorse umane-.
NON VI HANNO PERMESSO DI COMPRARE LO STABILIMENTO DI LECCE...PIUTTOSTO CHE DARLO A VOI LO CHIUDONO...DOVETE PROPRIO STARE SULLE SCATOLE A QUALCHE PEZZO GROSSO..IN QUESTE CONDIZIONI LA VOSTRA E UNA BATTAGLIA PERSA IN PARTENZA..AUGURI
PESSIMISTA!!
comunque fumarsi una bella camel da un piacere davvero impagabile..un vero must. ;-)