Blog

Yesmoke – La sigaretta «Anti Big Tobacco» a pieni giri

Oggi c'è un produttore di sigarette italiano che lavora 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, assume dipendenti, acquista nuovi macchinari e progetta nuovi stabilimenti.

La Yesmoke cresce lentamente in Italia, dove Philip Morris, BAT e Japan Tobacco decidono le regole del mercato, ma le ordinazioni che arrivano da tutto il mondo e che hanno già saturato la fabbrica rivelano le possibilità illimitate della sigaretta «anti Big Tobacco».

Appena hanno cominciato a vedersi in giro è iniziata una crescita che sembra quasi esponenziale, un filone d’oro inesauribile. Ma il mondo è grande, e la Yesmoke è ancora piccola, così l’azienda torinese è già costretta a rifiutare le ordinazioni. Prima l’Olanda, poi i Balcani, l’Iraq e il nord Africa. Nei mesi passati sono arrivati i duty-free shops degli aeroporti, la Corea del Sud e il nord Europa. C’è grande interesse dagli USA dove nonostante il conflitto con Philip Morris e le sentenze favorevoli a Big Tobacco, le Yesmoke possono essere importate e vendute liberamente da aziende americane.

Yesmoke 0.8 per il mercato asiatico

Yesmoke 0.8 per il mercato asiatico

La Corea del Nord sembra voglia fare della sigaretta «anti Big Tobacco» il suo brand di importazione per gli amanti della «sigaretta estera». I Coreani non hanno tutti i torti: la Yesmoke è una «premium brand» come le Marlboro, Camel, Winston etc., prodotta con macchinari di ultima generazione, ma utilizza tabacchi più costosi di quelli della grande produzione di Big Tobacco e il prezzo è 4 volte più basso delle Marlboro.

Persino da Dubai, centro mondiale per la produzione e il commercio di sigarette, sono arrivate ordinazioni di Yesmoke «Made in Italy». Senza contare le richieste di produzione «conto terzi», dove la Yesmoke, oltre al «Made in Italy», potrebbe fornire una qualità da premium brand. Esse arrivano numerosissime dai più disparati paesi e vengono tutte rifiutate, da sole basterebbero a saturare lo stabilimento.

Essere un brand, avere una storia di guerre con i parassiti del cartello dei produttori di sigarette da’ i suoi frutti, e oggi le Yesmoke sono conosciute nel mondo.  Ma perché questa azienda può vendere in Corea del Nord, ma non a casa propria?

Il caso Italia, la «riserva di caccia» di Big Tobacco

Il Belpaese è l’unico mercato dove sono Philip Morris, BAT e Japan Tobacco a decidere le regole e a porre limiti alla libera concorrenza. Come la recente «tassa minima» del «Finiano» Alberto Giorgetti, sottosegretario alle Finanze,  fatta per fermare la Yesmoke impedendo la libera determinazione del prezzo.

Alberto Giorgetti, sottosegretario alle Finanze

Alberto Giorgetti, sottosegretario alle Finanze, «Finiano» DOC, autore della «Tassa minima», che ha regalato il mercato italiano a Philip Morris, BAT e JTI

La «tassa minima» proposta dal fascistello in carriera, «body guard» delle multinazionali, e approvata da una schiera di incompetenti, serve ad aggirare la sentenza delle Corte di giustizia europea sul prezzo minimo. Non a caso Transparency International, che monitora «la diffusione del malaffare tra coloro che occupano cariche pubbliche e politiche», mette l’Italia al penultimo posto in Europa, peggio ha fatto solo la Grecia.

Fino al 2004 le sigarette fumate in Italia erano prodotte per il 99% in Italia. L’Ente Tabacchi italiano, prima di essere venduto nel 2004 alla BAT, produceva anche le Marlboro per Philip Morris. Grazie ai nostri politici oggi il 99% delle sigarette e la distribuzione, un settore da 14 miliardi e mezzo all’anno di entrate fiscali, è di proprietà di un cartello di produttori stranieri che ha spostato all’estero tutta la produzione, incluse le Nazionali e le MS.

Perché in Europa si aprono nuove fabbriche di sigarette e in Italia si chiudono? Una politica che segua le direttive comunitarie, con l’applicazione della sentenza della Corte di Giustizia europea e la conseguente liberalizzazione del mercato, potrebbe determinare il ritorno della produzione in Italia. In questo modo, grazie alla Yesmoke e all’arrivo di possibili nuovi investitori, a dividersi la torta non sarebbero solo le 3 multinazionali.

Murales «anti Big Tobacco» nello stabilimento Yesmoke di Settimo Torinese

Murales «anti Big Tobacco» nello stabilimento Yesmoke di Settimo Torinese

Se venisse abolita la tassa minima, grazie alla libertà nella determinazione dei prezzi e dotandosi di una capillare rete di vendita,  la Yesmoke acquisirebbe inevitabilmente la sua più che consistente quota del mercato. Il problema è che con lo stabilimento di Settimo Torinese già saturo, l’azienda torinese non sarebbe in grado di far fronte alla domanda, e sarebbe costretta a sacrificare l’export o a rinunciare alla vendita in Italia.

Lecce, l’occasione perduta

Il destino della Yesmoke è potenziare la produzione con nuovi macchinari e nuovi stabilimenti senza riuscire a stare dietro alla crescita della domanda, oggi per l’export, domani anche per il mercato italiano. Nel frattempo a Lecce è appena stato smantellato lo stabilimento ex ETI  chiuso quest’anno della BAT, che era in grado di produrre 10 miliardi di sigarette all’anno.

Paolo Perrone, sindaco «Berlusconiano» di Lecce, era favorevole allo smantellamento dello stabilimento della BAT

Paolo Perrone, giovane sindaco «Berlusconiano» di Lecce, ha respinto le proposte della Yesmoke e ha voluto lo smantellamento dell’ex stabilimento della British American Tobacco

Uno stabilimento tecnologicamente avanzato come quello di Lecce, che era dedicato alla produzione delle MS, in grado di fornire il top della qualità secondo lo standard internazionale, richiede anni per la sua progettazione e costruzione, oltre a competenze professionali altamente specializzate che non si trovano dall’oggi al domani e non si inventano. Tutti vorrebbero una manifattura come questa, «chiavi in mano». Oggi Lecce avrebbe potuto lavorare per la Yesmoke ed essere il centro della rinascita della produzione italiana di sigarette. Addirittura sarebbe bastata la sola produzione conto terzi per tenerla aperta su 3 turni. E invece è stata smantellata!

Se il sindaco di Lecce, il «Berlusconiano» Paolo Perrone, avesse voluto prendere in considerazione le proposte della Yesmoke, la produzione di sigarette, tradizione quasi secolare del Salento, sarebbe ancora in vita e 500 operai non sarebbero alle prese con dubbi ricollocamenti, corsi di formazione e call centers, tutto a spese della collettività. Purtroppo la politica delle multinazionali è acquistare tutto per chiudere e monopolizzare il mercato. L’interesse della BAT era smantellare lo stabilimento affinché nessun altro potesse produrre, e così ha fatto, sostenuta nel suo piano dai nostri politici.

  • Mario

    Mi congratulo e mi rallegro per la Yesmoke, il successo di una azienda Italiana fa piacere, ma non capisco perche’ l’ultima volta che ho chiesto le Yesmoke il tabaccaio mi ha detto che non ci sono più perche’ hanno chiuso.

    • Oreste

      Sarà la voce che fanno girare i promoter delle multinazionali del tabacco. Merde!

      • Volante rossa

        Merde di cane coi vermi!

        • Manu

          Come i vermi che ci sono nelle loro sigarette!

  • Pat

    Quando si saprà che la Yesmoke è la sigaretta italiana che esporta in tutto il mondo, cominceranno a chiederle anche in Italia, con o senza liberalizzazione del mercato. Da noi funziona così: se vendi all’estero sei un figo e tutti ti vogliono, se vendi solo in Italia sei un provinciale.

  • Padano

    Ormai è fatta, è impossibile fermarvi. Dato che il destino della Yesmoke è di diventare sempre più grossa, presto la musica cambierà e non avrete più problemi, perchè si faranno avanti in tanti per leccarvi il culo. In italia funziona così.

  • To

    Perchè non distribuite le Yesmoke in Italia? Se ci fossero in tutte le tabaccherie, la gente le comprerebbe. Anche se c’è il prezzo minimo, il prezzo delle Yesmoke sarebbe sempre il prezzo più basso, cioè il prezzo minimo. Con una rete di vendita potreste vendere discretamente anche con le attuali regole. Pretendete che le Yesmoke si diffondano senza fare niente, cioè ne’ pubblicità, ne’ rete di vendita, ma solo aspettando che tutti vengano a chiederle?

    • Aldo

      Questo è giustissimo, perchè aspettare che vengono a chiederle è un metodo che non funziona neanche con la Marlboro. Se Philip Morris non facesse niente per vendere, la Marlboro farebbe la metà di adesso.

      • Antony

        Fino a che non avranno la rete di vendita, non faranno molto in Italia, questo è certo, Philip Morris fa dal tabaccaio, se vuole vendere, bisogna essere attivi con promozioni e incentivi.

  • dANY

    GRANDE YESMOKE!!! SCHIACCIATE GLI SCARAFAGGI SCHIFOSI!!

  • cc

    questa yes smoking e davvero una pessima sigaretta,tabacco gusto anonimo senza pregi..come tutte le sigarette italiane daltronde….fatte con scarti di lavorazione e spacciate x sigarette……

  • andrea

    ho scoperto da poco le yesmoke. ho provato x anni migliaia fi marvhi di sigarette da tutto il mondo. e da 2 o 3 annj che i gusti sono cambiati. nn si sente piu il gusto del tabacco. un palato come il mio raffinato da anni di ricerca avverte certe cose. senza fare nomi di marchi, vi assicuro che nessuni è come una vilta. yesmoke mi è piaciuta. la sigaretta italiana, adesso nn puo essere che yesmoke. piange il cuore a vedere una così pregiata tradizione italiana affossata in tal modo

Articoli Correlati

Connettiti con noi

Comunica con noi e segui i nostri aggiornamenti sul tuo social network preferito.