Sigarette: Stangata «alla romana»

Alberto Sordi mangia gli spaghettiLa manovra economica varata dal Governo ha introdotto aumenti a carico dei cittadini ma, come da 7 anni a questa parte, non ha toccato i tabacchi. Nessuno ci fa caso, ma dal 2004 a dare la stangata in Italia non è lo Stato con un incremento della pressione fiscale, ma sono i produttori che aumentano i prezzi delle sigarette quando decidono di guadagnare di più.

«Gli aumenti al prezzo di vendita al pubblico, di fatto, garantiscono anche il «socio occulto», cioè lo Stato, che comunque incassa di più se i prezzi salgono», ha scritto candidamente il Sole24Ore. Ma così è come fare «alla romana» con Big Tobacco, quando nei paesi normali è lo Stato a prendersi l'intera posta.

Ogni aumento del gettito generato dall’aumento dei prezzi dei produttori determina per la collettività un costo superiore al maggior gettito ottenuto. Così le entrate fiscali, con la «stangata alla romana», considerando IVA e accisa, aumentano del 2.43%, mentre l'utile del produttore, considerando il costo di 12 centesimi a pacchetto, sale del 4.6%.

In Italia l'aliquota dell'accisa è ferma al 58.5% dal 2004, mentre in Francia siamo al 64%. Philip Morris, BAT e Japan Tobacco guadagnano più in Italia che in Francia, mentre lo Stato italiano guadagna meno di quello francese. Senza contare che le multinazionali del tabacco in Italia sono, di fatto, esonerate dal pagamento delle tasse nonostante abbiano una stabile organizzazione in Italia. Perché accade tutto questo? C'è qualche segreto accordo politico internazionale o siamo solo un paese di cialtroni e ladruncoli?

L'affare da «polli»

Francesco Saverio Romano, Ministro delle Politiche Agricole

«Le multinazionali sarebbero disposte ad acquistare il tabacco italiano, ma il Governo deve impegnarsi in materia di fiscalità legata all'accisa sulle sigarette affinché si possa giungere in poche settimane a un risultato soddisfacente», diceva l'assessore del PD all'Agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini alla vigilia degli incontri convocati a febbraio da Saverio Romano, Ministro delle Politiche Agricole, con i ministeri dell'Economia e della Sanità, per parlare di «accordi per l'acquisto del tabacco italiano», ai quali hanno partecipato separatamente i rappresentanti delle tre multinazionali.

Il Ministero delle politiche agricole (Mipaf) e Japan Tobacco hanno appena annunciato un accordo per l'acquisto annuale di oltre 7.000 tonnellate di tabacco italiano, che segue quelli appena firmati con Philip Morris e BAT per rispettivamente 10000 e 7000 tonnellate all'anno, per un ammontare totale intorno al centinaio di milioni di euro. Una coincidenza tra la manovra che salva gli utili assurdi dei produttori di sigarette e la decisione di confermare gli acquisti di tabacco italiano che fa sorgere pesanti sospetti.

L''acquisto del tabacco italiano per 100 milioni di euro da parte dei produttori è un business insignificante davanti a oltre 2 miliardi di euro di utili esentasse che ogni anno si spartiscono le tre multinazionali. Senza contare che lo Stato sta rinunciando ad entrate fiscali che si avvicinano al miliardo all'anno non aumentando le accise dal 2002. Siamo davanti all'incapacità di fare addizioni e sottrazioni, o c'è dell'altro?

Ogni anno assistiamo al medesimo triste spettacolo: il Mipaf, la Coldiretti, giornalisti delle più rinomate testate e una galassia di associazioni e fondazioni, in cambio di piccole mance, si attivano con congressi, conferenze, articoli, studi nei quali si enfatizza il ruolo delle multinazionali come benefattori dell'agricoltura italiana, con la partecipazione attiva di politici, ministri e sottosegretari di turno, di qualunque schieramento.

Sarebbe bastato minacciare di portare l'aliquota dell'accisa dal 58.5% al 64%, come in Francia, per far comperare a Philip Morris tutto il tabacco italiano al prezzo triplo di mercato. Per Japan Tobacco sarebbe bastato, per assurdo, minacciare la visita della Guardia di Finanza, in quanto non paga un euro di tasse producendo tutto all'estero ma ha una più che mai stabile organizzazione in Italia.

Lobbisti al lavoro

Il Sole 24 Ore logoIl Sole 24 ore ha titolato «Sigarette più care di 20 centesimi - scatta l'aumento immediato», e ha spiegato che a stabilire lo «scatto» è il decreto del direttore per le accise dei Monopoli, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di sabato 23 luglio, precisando che «Il decreto ha effetto immediato».

Nel nostro paese c'è chi si attiva affinché le multinazionali del tabacco continuino a fare i loro utili fuori mercato e lo Stato continui a rinunciare alle sue entrate fiscali. Nessun quotidiano ha fatto le più elementari considerazioni su questa mancata tassazione del tabacco, «tanto nessuno ci capisce niente», devono aver pensato.

I servi delle multinazionali cercano di far passare l'aumento dei prezzi delle sigarette per una decisione dello Stato, come se fossero salite le tasse. In realtà in Italia funziona così: un produttore che vuole guadagnare di più decide di alzare il prezzo di una marca di sigarette, lo comunica all'Aams che fa il decreto con il nuovo prezzo per quella marca, che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ...con effetto immediato.

Il Sole 24 ore rileva anche che «a parità di prezzi di vendita e di consumi stazionari, per ottenere la posta di bilancio lo Stato potrebbe intervenire con un incremento percentuale dell'imposta al consumo (accise) e quindi anche dell'Iva». Ma questa eventualità, secondo il prestigioso quotidiano, «è vista come tra le peggiori per i players del mercato italiano delle sigarette».

In sostanza, il Sole24Ore spiega che non sono state aumentate le tasse perché ai players del mercato le tasse non piacciono.

Il cittadino è indifeso

Carlo Rienzi

Carlo Rienzi, presidente del Codacons, al programma televisivo Striscia la Notizia

C'è in Italia chi tutela il consumatore da soprusi di questo genere, o sono tutti in affari con Big Tobacco?

«La lobby del tabacco ha intascato un’altra vittoria» ha tuonato il Presidente del Codacons Carlo Rienzi attaccando sia i partiti di maggioranza che quelli dell’opposizione. Il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Commissione Europea affinché verifichi se la decisione del Governo Italiano di non colpire le sigarette attraverso la manovra finanziaria possa configurare la fattispecie di «aiuti di Stato» nei confronti delle multinazionali.

Il Codacons probabilmente fa questa mossa sapendo che ormai è tardi e non può più cambiare nulla. Se ci teneva alla tassazione delle sigarette, in Italia la più bassa d'Europa, perché il Codacons si è schierato con Big Tobacco a difesa del prezzo minimo nella causa alla Corte di Giustizia europea contro l'UE e la Yesmoke? Secondo le direttive comunitarie e la sentenza del 23 giugno dell'anno  scorso che ha deciso l'abolizione del prezzo minimo delle sigarette, (non rispettata dall'Italia), la salita dei prezzi deve essere determinata da un aumento del carico fiscale, e non può essere decisa dai produttori con gli aumenti di prezzo.

Invece il Codacons si è battuto per anni e si sta battendo tuttora al fianco di Philip Morris affinché i prezzi siano determinati dagli aumenti dei produttori e non dagli aumenti delle tasse, e ha fatto ricorso contro l'abolizione del prezzo minimo. Rienzi aveva anche cercato di allarmare l'opinione pubblica con previsioni fasulle sugli effetti dell'abolizione del prezzo minimo: «Ciò significa - aveva commentato il presidente del Codacons - che da oggi le sigarette in Italia potranno essere vendute anche ad 1 euro a pacchetto, con conseguenze inimmaginabili sulla salute umana, considerando che il fumo provoca 80mila morti all'anno nel nostro paese».

Nell'occasione Rienzi, oltre ovviamente a sorvolare sul fatto che la direttiva europea prevede la sostituzione del prezzo minimo con un incremento della pressione fiscale, si era rivelato un totale ignorante dei meccanismi fiscali che regolano la tassazione del pacchetto di sigarette, uno di quegli ignoranti che non hanno la benchè minima voglia di documentarsi e restano perennemente a zero. Per scendere ad un euro bisognerebbe abolire le tasse sul tabacco, e vendere sigarette duty-free nelle tabaccherie, come negli aeroporti!

E cosa dire della ridicola class action dell'aprile scorso contro la BAT (chissà perché solo la BAT) per gli additivi chimici nelle sigarette? Secondo le previsioni del Codacons 3,5 milioni di cittadini avrebbero dovuto incassare 3.000 euro a testa dichiarando semplicemente di aver fumato sigarette MS, per un totale di 10,5 miliardi di euro.

Oggi Rienzi con il suo esposto alla Commissione Europea si è incamminato sulla buona strada o ne sta approfittando un'altra volta per fare un po' di marketing per la sua associazione e per incrementare il numero degli associati e relative quote associative?

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3 Commenti

  1. Grande Fregatura dice:

    Le tasse non gliele metteranno mai, anche se avete ragione, è tutta perdita di tempo. Piuttosto le mettono sulle medicine. Dato che, chi più chi meno, sono coinvolti tutti i partiti, non c'è nessuno che ne fa una battaglia politica, e così questa situazione assurda va avanti.

    • Padano dice:

      Calma, non è ancora finita, se ne riparlerà dopo le vacanze.
      Perché essere così pessimisti? Io trovo che non ci sarebbe da stupirsi se mettessero le tasse anche sulle sigarette, in fondo fanno così in tutto il mondo...

      • Alex dice:

        Presto o tardi dovranno rassegnarsi e adeguarsi agli altri paesi europei, bisogna vedere per quanto tempo riusciranno ad andare avanti così

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