Tasse sulle sigarette – L'Agricoltura scende in campo

Fernanda Cecchini

Fernanda Cecchini, Assessore all'Agricoltura della regione Umbria

«Le multinazionali sarebbero disposte ad alzare i prezzi di acquisto del tabacco, ma il Governo deve impegnarsi in materia di fiscalità legata all'accisa sulle sigarette, affinché si possa giungere in poche settimane a un risultato soddisfacente».

Lo ha detto l'assessore all'Agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini, che il 15 febbraio a Roma ha preso parte agli incontri convocati dal Ministero delle Politiche Agricole (Mipaf) con i ministeri dell'Economia e della Sanità, per parlare di «accordi per l'acquisto del tabacco italiano».

Dal resoconto dell'assessore Cecchini emerge chiaramente l'oggetto della trattativa in corso: l'«aggiustamento» della sentenza europea che impone l'abolizione del prezzo minimo delle sigarette. Infatti agli incontri del Mipaf c'erano i rappresentanti di Philip Morris, BAT e Japan Tobacco che, come riportato dai giornali, «si sono confrontati ciascuno separatamente con gli esponenti delle istituzioni».

Dal 2005, il prezzo minimo ha regalato il mercato italiano a 3 multinazionali, che oggi guadagnano come esattori fiscali: Philip Morris fa il 495% su un pacchetto di Marlboro, BAT il 380% sulle MS, e Japan Tobacco un buon 415% sulle Camel. Sono guadagni «all'italiana», cioè impensabili negli altri paesi, e tutti esentasse. Infatti Big Tobacco, in Italia, non fa neanche la dichiarazione dei redditi...

Perché in Italia Philip Morris deve guadagnare di più che in Francia, mentre il fisco italiano deve guadagnare meno di quello francese? Perché l'aliquota delle accise da noi deve essere al 58.5%, ferma dal 2003, mentre in Francia siamo al 64%? Non a caso l'UE dice che il prezzo minimo «tutela gli utili dei produttori a scapito delle entrate fiscali».

L'incapacità di fare addizioni e sottrazioni

L'acquisto del tabacco italiano da parte dei produttori è un business insignificante davanti a oltre 2 miliardi di euro di utili esentasse che ogni anno si spartiscono le tre multinazionali. Ma sembra che questo nessuno lo sappia. È logico che lo Stato rinunci ad entrate fiscali che si avvicinano al miliardo all'anno non aumentando le accise, a fronte di qualche decina di migliaia di euro di generici «contributi» da parte di Big Tobacco?

Semplificando, basterebbe minacciare di portare l'aliquota dell'accisa dal 58% al 64%, come in Francia, che Big Tobacco accetterebbe qualunque condizione in cambio di un 63%! Oppure basterebbe dire, per assurdo, che se le multinazionali non acquisteranno tutto il tabacco italiano al prezzo doppio di mercato, riceveranno la visita delle Guardia di Finanza, in quanto non pagano un euro di tasse producendo tutto all'estero, ma hanno una più che mai stabile organizzazione in Italia.

Invece nel nostro paese c'è sempre chi si attiva affinché queste aziende continuino a fare i loro utili fuori mercato, e lo Stato continui a rinunciare alle sue entrate fiscali. Come si può regalare l'intero mercato italiano delle sigarette a soggetti stranieri, chiedendo in cambio un po' di beneficenza per i contadini? Ogni anno il Mipaf, la Coldiretti, Nomisma, l'indomito Renzo Patria, «storico» lobbista di Philip Morris con la sua «Filtobacco», la FIT (Federazione Italiana Tabaccai), e una galassia di associazioni e fondazioni, in cambio di «piccole mance», si attivano con congressi, conferenze, articoli, studi nei quali si enfatizza il ruolo delle multinazionali come benefattori dell'agricoltura italiana, con la partecipazione attiva di politici, ministri e sottosegretari di turno, di qualunque schieramento.

Ogni anno si parla di generici accordi pluriennali, del finanziamento di progetti di ricerca, borse di studio, scambi di know-how, si mette in risalto che la multinazionale è disponibile a «pagare di più», senza mai fornire alcun dato numerico, e con grande enfasi data da tutta la stampa nazionale.

Evviva Big Tobacco!

«Dal Tavolo con i rappresentanti delle multinazionali del tabacco sono emersi segnali positivi per il futuro», ha detto l'assessore Fernanda Cecchini, nel suo intercedere presso le multinazionali a nome dei coltivatori dell'Umbria.

La Cecchini è un'ingenua che nel corso di un cordiale incontro si è fatta insaponare dai rappresentanti di quelle «prestigiose aziende» con i loro modi affabili, o c'è dell'altro? Cosa sa la Cecchini del mercato del tabacco? Sa che le multinazionali producono tutto all'estero, o pensa che le fabbriche siano in Italia? Sa che l'ultimo stabilimento, quello della BAT di Lecce, è stato chiuso a dicembre, e dal 2011 questa azienda, producendo tutto all'estero, incluse le «Nazionali», non farà neanche più la dichiarazione dei redditi in Italia?

Tale è il disprezzo per questo «parco buoi» chiamato Italia, che in una situazione così oscena e ridicola Philip Morris, Japan Tobacco e BAT, evasori totali e ladri, non comperano neanche più il tabacco in Italia. Oggi se i contadini scendono in piazza, lo fanno perchè le multinazionali hanno bisogno che il Governo «aggiusti» la sentenza europea, con la Cecchini, con la sua bella sciarpetta viola da paladino della Costituzione, che si sta dando da fare. E il Governo di questo paese di servi, si attiverà in questa direzione?

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1 Commento

  1. Realista dice:

    Avete ragione sulla carta, ma è tutto inutile, non perdete tempo, non potete pensare di cambiare un busines così grosso.
    è TROPPO GROSSO, questo è il problema, per questo è incambiabile.
    L'unico che puà fare qualcosa è Obama, provate a scrivergli una lettera?

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