Grazie al decreto «Mille Proroghe» il Governo Monti otterrà 15 milioni di euro in più dal tabacco. Ma i fumatori italiani di milioni ne dovranno sborsare quasi 20, perché 4 e mezzo sono il «pizzo» per Philip Morris, British American Tobacco e Japan Tobacco. Infatti il decreto prevede un aumento delle entrate fiscali dalle sigarette, ma non un aumento della pressione fiscale, ossia dell'aliquota dell'accisa, sgradito a Big Tobacco.
Questo vuol dire che quando le sigarette costano di più, è il «cartello» delle 3 multinazionali che alza i prezzi, non è lo Stato che decide un aumento delle tasse. E' vero che con questo sistema non è solo il cartello a guadagnare, perché anche lo Stato incassa di più se i prezzi salgono, il problema è che nei paesi normali, inclusi i paesi del terzo mondo, lo Stato si prende l'intera posta. Continua »
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Il mercato dello stivale è il più ricco d'Europa. Nell'anno passato i produttori si sono divisi 2 miliardi e 800 milioni di euro di fatturato. Ma quante tasse hanno pagato?
Uno spera che almeno i Padani sappiano fare le addizioni e le sottrazioni, e invece... Per l'ennesima volta i produttori di sigarette hanno dato la stangata agli Italiani, con il contributo attivo dei nostri politici.
La manovra economica varata dal Governo ha introdotto aumenti a carico dei cittadini ma, come da 7 anni a questa parte, non ha toccato i tabacchi. Nessuno ci fa caso, ma dal 2004 a dare la stangata in Italia non è lo Stato con un incremento della pressione fiscale, ma sono i produttori che aumentano i prezzi delle sigarette quando decidono di guadagnare di più.
Se al di la del Mediterraneo ci sono leaders che nominano successori figli e nipoti e arricchiscono amici e parenti, in Italia non siamo messi meglio: qui da noi le multinazionali fanno fare le leggi su misura per loro, sono «esonerate» dal pagamento delle tasse, e se ne fregano delle sentenze, sia italiane che europee.
