Secondo l'Unione Europea l'aumento dei prezzi delle sigarette deve essere conseguenza dell'aumento della pressione fiscale, e non dovuto a decisioni dei produttori che aumentano i prezzi per guadagnare di più, perché questa è una truffa ai danni del cittadino.
Ma la Federazione Italiana Tabaccai, sponsorizzata da Philip Morris, continua nella sua rozza disinformazione a tutela degli utili della multinazionale, mancando di rispetto a tutti i suoi associati. Questa pseudo-federazione vuole spiegare ai tabaccai che è bene che la truffa vada avanti e che i prezzi delle sigarette continuino a salire quando Philip Morris lo decide, e che non è bene che i soldi se li prenda lo Stato aumentando le tasse. Continua »
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Grazie al decreto «Mille Proroghe» il Governo Monti otterrà 15 milioni di euro in più dal tabacco. Ma i fumatori italiani di milioni ne dovranno sborsare quasi 20, perché 4 e mezzo sono il «pizzo» per Philip Morris, British American Tobacco e Japan Tobacco. Infatti il decreto prevede un aumento delle entrate fiscali dalle sigarette, ma non un aumento della pressione fiscale, ossia dell'aliquota dell'accisa, sgradito a Big Tobacco.
Il 17 dicembre scorso il Governo ha approvato in via preliminare uno schema di decreto legislativo per l'attuazione della direttiva comunitaria 2010/12/CE concernente la struttura e le aliquote delle accise che gravano sui tabacchi lavorati, e per l'adeguamento della normativa vigente alla sentenza della Corte di Giustizia europea, che ha condannato l'Italia per avere previsto un prezzo minimo sulle sigarette.
Nel 2011 centinaia e centinaia di milioni di euro di utili del cosiddetto cartello dei produttori di sigarette potrebbero essere dirottati nelle casse dello Stato. È vero che il mercato italiano, riserva di caccia di Philip Morris, BAT e Japan Tobacco, è prossimo alla liberalizzazione, come prevede la sentenza europea?