USA: Camel e Winston contro gli «Health Warning»

Cinque produttori americani: RJ Reynolds Tobacco, che negli USA produce le Camel e le Winston, Lorillard Tobacco, che produce le True e le Newport, la sigaretta più popolare tra gli afro-americani, la Commonwealth Brands, la Liggett Group e la e Santa Fe Natural Tobacco, si oppongono all'obbligo, che entrerà in vigore a settembre del prossimo anno, di stampare sui pacchetti delle immagini shock sui danni del fumo.

Nel mese di giugno la Food and Drug Administration, l’ente governativo che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha svelato le immagini, tra cui un corpo senza vita, una bocca sfregiata e un polmone annerito, che dovranno occupare il 50% del fronte e dei pannelli posteriori dei pacchetti di sigarette venduti negli Stati Uniti e il 20% dei messaggi pubblicitari.

Le 5 compagnie del tabacco hanno lanciato una causa collettiva, depositata nel tribunale federale di Washington, contro la FDA. La decisione del Governo, oltre ad essere incostituzionale, violerebbe la libertà di espressione, imponendo di diffondere un messaggio che obbliga i produttori a «deprimere, scoraggiare e spaventare» i consumatori.

«Il governo può richiedere di apporre avvisi che siano schietti e incontrovertibili, ma non possono imporre che un pacchetto di sigarette diventi una piccola bacheca per la campagna antifumo, oltre al fatto che le norme violano il Primo Emendamento».

Ha detto, citato dalla BBC, Floyd Abrams, dello studio legale Cahill Gordon & Reindel, legale delle compagnie.

Gli altri produttori di sigarette americani, tra cui Philip Morris, di fronte al dilemma se muoversi apertamente contro il «politically correct» della tutela della salute del cittadino, hanno scelto di rimanere defilati in questa scomoda e sgradevole vicenda.

Le 9 immagini che dal 1 settembre 2012 ricopriranno il 50% del pacchetto americano

  • tabaccaio che non capisce

    Come mai da domani 1° settembre aumentano le Yesmoke?
    Questa volta non è per il prezzo minimo, perchè sulla G.U. non ho trovato nessun decreto al riguardo.
    Attendo risposta da Yesmoke.

    • Yesmoke

      Recentemente tutte le multinazionali sono salite di 10 centesimi. Questi aumenti, a breve, determineranno l’aumento della accisa minima al livello di prezzo di 4€ al pacchetto. Chi venderà il pacchetto a 3,90€ venderà in perdita perché pagherà più accisa di chi venderà a 4€, a causa della “tassa minima”, con la quale lo Stato italiano ha sostituito il “prezzo minimo”, eludendo la sentenza della Corte di Giustizia europea.
      Il problema è che una richiesta di modifica di prezzo é eseguita dall’AAMS in un tempo indeterminabile, che può essere di una quindicina di giorni, ma la legge gli permette di metterci fino a 60 giorni. Aspettare ad aumentare il prezzo sarebbe un po’ come giocare al lotto. Così il produttore è costretto ad anticipare all’AAMS la richiesta dell’aumento di prezzo, in previsione dell’aumento dell’accisa minima, per non rischiare di vendere in perdita, magari per 60 giorni, e ritrovarsi con un considerevole danno finanziario. Purtroppo oggi funziona così.

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