…Vado al massimo! (870% di utile)

Un pacchetto di Virginia Slim costa 7 centesimi al produttore, che lo rivende a 67. Siamo all'870% di utile.

Ora l'UE vuole l'aumento delle accise. È ovvio che trenta centesimi di tasse in più a pacchetto costringerebbero i produttori ad aumentare i prezzi, se vogliono mantenere gli stessi utili.

Il problema è che imperversa una "corrente di pensiero" che dice che l'aumento dei prezzi sarà un incentivo per il contrabbando, e che lo Stato dovrebbe rinunciare all'aumento delle entrate fiscali. Big Tobacco, infatti, sta cantando «Vado al massimo!», fermarlo sarebbe un vero peccato.

Il prezzo delle sigarette in Italia è tra i più bassi, se si escludono i paesi del Terzo Mondo. Come faranno a New York, dove un pacchetto costa 10 dollari, o a Londra, dove costa più di 8 euro?

Mentre la UE propone il rialzo delle accise sulle sigarette, in Italia si discute sull'eventualità di non aumentare le tasse per non incentivare il contrabbando con prezzi troppo alti. …Infatti c'è già Philip Morris che mette un ricarico di 60 centesimi su un pacchetto, proprio come un esattore fiscale!

A chi è meglio dare i propri soldi, a Philip Morris o allo Stato?

Chi non vuole aumentare le tasse è veramente preoccupato per il contrabbando, o è qualcos'altro che gli sta a cuore?

Pubblicità delle sigarette Virginia SlimsSembra quasi che in questo paese arretrato e violento, prima si debba saziare Big Tobacco, e solo dopo lo Stato possa prendere quello che resta.

E pensare che solo 30 centesimi in più di tasse, su 4.8 miliardi di pacchetti venduti in un anno in Italia, costituirebbero 1 miliardo e 440 milioni di euro in più, entrate alle quali lo Stato sta rinunciando da anni.

Con l'aumento delle accise, se Philip Morris non vorrà ridurre gli utili e salirà di prezzo, e qualcuno rinuncerà a salire, si creerà una differenza nei prezzi che corrisponderà ad una liberalizzazione, di fatto, del mercato, auspicata dalla UE.

Big Tobacco non vuole l'aumento delle accise, ma vuole il Prezzo minimo che, come dice l'UE, "tutela gli utili dei produttori, a scapito delle entrate dello Stato".

"Lobbisti" di Philip Morris al lavoro, o si tratta dei soliti cretini che non sanno fare le addizioni e le sottrazioni?

Le tasse sulle sigarette nella EU

Attualmente le accise in Italia sono pari al 57% del prezzo del pacchetto, e l'obiettivo della UE è farle passare al 63% entro il 2014.

L'aumento non riguarderà tutti i paesi. La Francia, la Germania, il Regno Unito e l'Irlanda, che applicano già tasse elevate, sono esentati ma potranno, se vorranno, scegliere di aumentare comunque le accise.

Altri, invece, che hanno una tassazione bassa, dovranno aumentarla: la Spagna dovrà aumentare i prezzi del 17,9%, l'Italia del 18,8%, il Lussemburgo del 25,4% e il Belgio dell'8,3%.

Aumenti che saranno ancora più alti per i nuovi entrati, come l'Ungheria, che sarà costretta ad un aumento del 30,1%, la Bulgaria del 36% e la Polonia del 46,8%.







13 Commenti

  1. Anonimo dice:

    Ho una curiosità e spero possiate rispondermi. Quando la Yesmoke era un negozio online che vendeva numerose marche di sigarette su internet, quando pagava, ai suoi fornitori, un pacchetto di sigarette?

    • Yesmoke dice:

      Il prezzo di una cassa (50 stecche da 200 sigarette) ancora da sdoganare, acquistate sul discusso (ma legale) mercato parallelo, ha quotazioni che variano nel tempo a seconda dell’andamento dei mercati. Nel 2000 il prezzo di una cassa di Marlboro era poco superiore ai 300 $, prezzo nettamente superiore a tutte le altre marche. Una cassa di Superking, molto popolare in UK, si trovava a 100 $, mentre una sigaretta economica, di marca sconosciuta costava 50 $. Poi è iniziata una progressiva salita, che è arrivata alle attuali punte di 530 $ per cassa di Marlboro, ai 150 $ per un brand non di primissimo piano, mentre una “super economica” è rimasta sui 50 – 60 $.

  2. Anonimo dice:

    Grazie per la risposta. Siete sempre tempestivi nel rispondere!

  3. Adriano dice:

    Lavoratori! Vi sentite furbi, a scendere in piazza col panino pagato dal Sindacato? Vi sentite importanti, a ripetere come dischi rotti gli slogan gentilmente confezionati per voi dalla Dirigenza tutelare?
    Ottimo!
    Ecco invece CHI -a buon diritto- può scandire: "Noi la crisi non la paghiamo!".
    Non basta l'articolo sopra? Un'occhiatina anche qui

    Grazie, Yesmoke, e complimenti per il Vostro lavoro.

  4. Flavio dice:

    Vorrei far presente, per maggiore chiarezza, che non è lo stato a decidere l'aumento di prezzo:
    1 - Lo stato aumenta le accise;
    2 - Philip Morris sceglie se è meglio continuare a guadagnare 60 cents a pacchetto, determinando un aumento del prezzo della sua sigaretta, o rassegnarsi a ridurre i guadagni (che resterebbero enormi), e rimanere agli stessi prezzi di prima.
    Dipende da cosa faranno gli altri produttori.

  5. laguna97 dice:

    Caro Flavio in un tuo recente commento rilasciato in questo blog dici che la Yesmoke non ha mai usato la cassa integrazione, per forza ha obbligato a dare le dimmisioni ai dipendenti dopo che per mesi si sono fatti un culo per l'azienda lasciandoli senza un posto di lavoro pagandoli quando hanno voluto senza preoccuparsi che queste persone hanno famiglia. Smettiamola con questa forma di lecchinaggio per un azienda che non si fa scrupoli e vive solo per il lavoro fatto dai suoi promoter, perché ti ricordo che senza i promoter al loro lavoro non avrebbero venduto neanche un pacchetto.
    Detto questo chiudo e rimango sempre in attesa di risposte, alle mie domande lasciate in precedenza da parte della Yesmoke.

    • Yesmoke dice:

      Grazie per il costruttivo commento, che non è come quei pirla che scrivono "…tanto Philip Morris vi farà chiudere".
      L'argomento è la forzata rinuncia della Yesmoke ai promoters (i rappresentanti):
      Forse avevamo fatto il passo più lungo della gamba prendendo quasi 50 promoters. Il risultato è stato costruttivo, con una crescita delle vendite lenta ma costante, che è anche alla base delle nostre vendite attuali. Però il costo di un promoter è più un investimento per il futuro che un ricavo immediato, e dati i costi proibitivi, siamo stati costretti a rinunciare a loro in un secondo tempo.
      Noi non consideriamo il promoter inutile, anche quando diciamo che senza di loro le vendite, a parte una flessione iniziale, hanno retto bene, e che nelle 3 settimane a 3.40 euro, senza di loro siamo saliti alla grande. È chiaro che se avessimo avuto 50 promoters avremmo venduto di più …anche se vi sono stati 2 o 3 elementi che era meglio perderli che trovarli.
      Vorrei far presente che nessuno è stato licenziato, perché erano persone in prova a tempo determinato che non sono state confermate, e altri che, già assunti, se ne sono andati, lo hanno fatto in perfetto accordo con l'azienda.

      • laguna97 dice:

        Lo hanno fatto in perfetto accordo con l'azienda? ma cosa state dicendo… l'aumento delle vendite è stato merito solo del 3.40, anche le nazionali se le mettono fuori a quel prezzo ne vendono a Kg.
        Non nascondiamoci dietro a bugie, avete sfruttato per bene i promoter, i promoter che sapevano fare il loro lavoro lo hanno fatto fino a che hann potuto e poi li avete scaricati, vi rendete conto che non avete una linea, non sapete cos'è il markting e voi ora come ora vivete solo di rendita e basta. Scrivete tanto pubblicate fatturati, prezzi e costi sapete tutto di tutti, perché allora per una volta non pubblicate su questo sito le vendite mensili regione per regione magari paragonandole ad un anno fa
        per esempio giugno 2008/09 e poi vediamo propio dove sta il vostro incremento.
        Voglio propio vedere se avete il coraggio di farlo

        • Yesmoke dice:

          L'incremento delle vendite da giugno 2008 a giugno 2009 è stato del 70%. Incidono in modo determinante le 3 settimane a 3.40 a febbraio scorso, che hanno determinato una impennata delle vendite. Il ritorno dei prezzi a 3.60 ha determinato una flessione, ma i quantitativi venduti non sono più scesi al livello di prima. Quindi è difficile, nel nostro caso, stabilire una relazione tra le vendite e la politica sui promoters.

          • laguna97 dice:

            Rigrazio la Yesmoke della risposta anche se devo dire che è molto sintetica. Un azienda così trasparente come la vostra e visto che pubblica i fatturati delle altre multinazionali credevo non avesse problemi dedicare un top story pubblicando le sue vendite paragonate allo stesso periodo dell'anno scorso; e poi scrivete che sono aumentate del 70% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso… non sapevo che la vostra regiona fa molto di più ora rispetto a tutta Italia allo stesso periodo dell'anno scorso.

            Siate trasparenti anche voi e dedicate una top story.

  6. Nadia dice:

    Le cose scritte qui sono un mistero: uno non capisce se sono vere o se sono un pesce d'aprile, perché sono troppo grosse e assurde. Certo che se sono vere siamo messi male, ma proprio male.

  7. utente007 dice:

    In testa all'articolo scrivete una cosa interessantissima: "UN PACCHETTO DI VIRGINIA SLIM COSTA 7 CENTESIMI AL PRODUTTORE, CHE LO RIVENDE A 67. SIAMO ALL'870% DI UTILE."
    Come avete fatto questo calcolo? Come riuscite a calcolare quando costa una sigaretta prodotta dalla concorrenza? Si potrebbe scrivere una classifica con le sigarette vendute in Italia?
    Quanto costa produrre un pacchetto di Yesmoke?
    Grazie in anticipo per le risposte.

    • Yesmoke dice:

      Conoscendo le quotazioni di tutti i componenti della sigaretta, tabacco e non tabacco, si può sbagliare di poco. Il costo decisamente più basso delle Virginia Slim, che molto probabilmente è inferiore ai 7 centesimi da noi indicati, deriva dalla minor quantità di tabacco e materiali utilizzati, e il prezzo di 67 centesimi a pacchetto è il prezzo ufficiale di vendita alla società di distribuzione Logista.
      Il costo di produzione delle Yesmoke, senza la minima economia nella qualità dei tabacchi, è di 12 centesimi a pacchetto. È impossibile produrre una sigaretta più costosa. Il costo dei prodotti della concorrenza può aggirarsi sugli 8 - 12 centesimi, ma risulterebbe difficile stilare una classifica esatta. Inoltre i costi reali di produzione della concorrenza potrebbero essere più bassi di quanto da noi calcolato:
      "Gli uomini Philip Morris spesso spiegano pubblicamente che gli additivi sono determinanti per loro nel controllo sia della chimica che del gusto della sigaretta. Infatti i loro specialisti di tabacchi hanno sempre detto che gli additivi sono una delle ragioni che permettono a Philip Morris di acquistare i tabacchi più economici". (BAT, February 1985, The Unique Differences Of Philip Morris Cigarette Brands)

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