Yesmoke – Annata senza slogans
Si chiude il 2004.
Alla vigilia dell'abolizione della pubblicità delle sigarette, a cominciare dalla formula 1 e con l'avallo di Big Tobacco, per la prima volta un prodotto raggiunge la popolarità senza che per esso sia stato speso un solo dollaro di pubblicità. E ne ha tutti i diritti.

Il 2005 potrebbe essere l'ultimo anno per la pubblicità delle sigarette nel campionato di formula 1
Gli attacchi di chi considera la legge un gioco di società stanno portando Yesmoke a 548 milioni da pagare a Philip Morris, 17 milioni alla città di New York, questi ultimi già stabiliti da una sentenza, oltre problemi nuovi in ogni momento, con una montagna di merce è già confiscata.
Questa sembrerebbe la cronaca del «dissanguamento» di una azienda. Invece l'anno vecchio non si chiude negativamente per Yesmoke, perché grazie a queste vicende temi interessanti e costruttivi, legati non solo al mercato del tabacco, sono inaspettatamente emersi all'attenzione di tutti.
E così, in un paese affidabile come la Svizzera, Yesmoke sta diventando famoso, e non grazie a slogan azzeccati ma grazie alla discussione su quei temi ai quali il consumatore è tanto interessato. Primo fra tutti la tutela della consumer protection.
E in un solo anno ha già fatto molta strada… Che la pubblicità del tabacco sia cosa superata?
Yesmoke nel 2004
- Primo e unico caso al mondo di confisca di un dominio (Yesmoke.com) per via telematica, ora in mano a Philip Morris - un caso di cui se ne parlarà a lungo in futuro, perché i problemi sono tutt'altro che risolti. Siti come Amazon.com o Ebay.com si potrebbero venire a trovare nella stessa situazione.
- La più alta richiesta di pagamento danni (548 milioni di dollari) per il reato di Copyright Infringment e Unfair Competition, se confermata, nella storia della legislazione USA - La cifra sproporzionata accende i riflettori sul conflitto tra Big Tobacco e un nuovo produttore che si è appena affacciato sul mercato delle sigarette.
- La prima sigaretta (Yesmoke) con data di produzione e ricetta interamente resa pubblica - che sta cercando di portare nel mondo del tabacco una cosa nuova: la libera concorrenza. Ovvero: la libertà di preferire chi rispetta la legge.
Un altro «primato»
Ecco l'ultima sentenza riguardante Yesmoke, della Corte della citta di NY, che ha stabilito, secondo un calcolo approssimativo, l'ammontare che Yesmoke dovrebbe ora pagare alla Città: 17 milioni di dollari per le sigarette inviate, definite «merce di contrabbando».
Yesmoke non si era presentato a difendersi dall'assurda accusa. Perché le dogane USA avevano lasciato inevase le richieste di importazione che hanno accompagnano i pacchi per quasi 5 anni? Inoltre la città di New York chiede le tasse a un soggetto di comodo, Yesmoke, mentre l'importatore è il destinatario.
Così, tra articoli che parlano di blitz condotto da «parecchie agenzie investigative, incluso il Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms, ispettori postali, agenti doganali, agenti fiscali statale e federali, investigatori» a Yesmoke andrebbe un altro primato: le sue «sigarette di contrabbando» non sono mai sbarcate di notte su spiagge isolate ma hanno sempre utilizzato regolari voli di linea, hanno sempre avuto tutti i documenti in ordine e sono sempre state consegnate dal postino…
Come alle slot machines di Las Vegas
Philip Morris nel 2004 ha cercato di far punti da tutte le parti. Il colosso ha dato un virtuoso spettacolo della sua influenza sull'apparato pubblico USA facendo entrare in campo la «City of New York», versatile nave ospedale no smoking che all'occorrenza sa trasformarsi in potente corazzata per Big Tobacco. Il tutto in contrasto col comportamento delle Poste e delle Dogane USA, i meno sensibili sia alle esigenze del colosso che a quelle dei NYC Lawyers.
New York, infatti, aveva persino vietato, oltre un anno fa, ogni genere di spedizione di sigarette per posta nello Stato, ponendosi in aperto contrasto con le leggi federali alle quali Poste e Dogane sono soggette. Le sigarette hanno continuato a giungere ai Customers senza alcuna interruzione, in nome della legge USA che garantisce, nella patria del libero mercato, il diritto alla circolazione interstato delle merci.
Quest'ultimo attacco si aggiunge alle altre dispendiosissime first class lawsuits mosse contro Yesmoke dalla Philip Morris, una delle quali, dopo aver spostato al colosso la proprietà del dominio Yesmoke.com, potrebbe portare ad una sentenza per il pagamento di 548 milioni di dollari in compensation damages a favore di Big Tobacco.
Il «dissanguamento per spese legali»

Adam Smith (1723-1790) il grande filosofo ed economista scozzese
Con esse, e con altre lawsuits che verranno, il Colosso sta cercando di sconfiggere l'avversario col metodo classico del «dissanguamento per spese legali», perché per dimostrare la propria estraneità alle accuse, qualunque esse siano, occorre presentarsi sempre a difendersi attentamente con una schiera di avvocati. Chi non si presenta è automaticamente condannato.
E così si tenta di mandare KO un'azienda svizzera, con tutti i suoi dipendenti per non essersi presentata all'apertura di questo nuovo (e dispendiosissimo) gioco: il RICO (Racketeer Influenced and Corrupted Organization Act), che riassume una infinità di accuse.
Fortunatamente la corazzata di Big Tobacco non ha nulla a che vedere con la US Navy, e Philip Morris è un comune commerciante che calpesta i diritti dei cittadini Americani rispondendo negativamente a tutte le richieste di disclosure provenienti da qualunque autorità, e vendendo sigarette che, pur essendo un prodotto alimentare par legge, non riportano sul pacchetto informazione su ingredienti, additivi più o meno cancerogeni, data di scadenza, reale luogo di produzione.
Il libero mercato, in tutti i sensi
La giustizia si applica con rigore, ma non è un gioco di società, con le sue regole, i suoi rassicuranti confini e le sue certezze. Essa richiede sempre profonda riflessione, ingrediente base per chi ha a cuore il rispetto dei diritti della collettività con la quale, presto o tardi, in un paese democratico come gli Stati Uniti, si finisce per fare i conti.
Mentre Yesmoke continua a ripetere che l'applicazione dei dazi doganali sui prodotti acquistati per posta, senza sovrattasse e penalizzazioni, saebbe il logico punto di arrivo, nell'interesse generale, Big Tobacco sembra faccia di tutto per avvalorare la positiva funzione che Adam Smith attribuiva al contrabbandiere: quella di aprire delle brecce per il libero mercato.
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