Tabaccheria online
…Alla BBC si parlò in termini molto positivi dell'idea di Yesmoke. Il programma, nel quale si affermava che «le tasse si pagano una volta sola», determinerà un boom di vendite nei paesi anglosassoni, incluse le lontane Australia e Nuova Zelanda.
Le tasse non si pagano due volte

Uno dei 5 CD di Oscar Peterson
Tutto era iniziato nella primavera del '98 con un acquisto online presso un negozio americano: 5 CD di Oscar Peterson, prezzo 130 dollari incluse spese di spedizione.
All'indirizzo di destinazione, in Italia, era arrivato un avviso della Dogana Italiana che informava della necessità di recarsi presso i loro uffici per un pagamento di dazi doganali su merce proveniente dall'estero.
Lo sfortunato acquirente aveva inutilmente cercato di spiegare all'indifferente funzionaro che i CD erano stati comperati da un normale negozio che vendeva per corrispondenza, e il prezzo, non indifferente, includeva già le tasse, come per qualunque acquisto effettuato in un negozio.
Ma il funzionario era stato irremovibile: «Le tasse saranno già state pagate, ma non in Italia, perciò se volete ritirare questa merce dovete pagare le tasse italiane, altrimenti sarà respinta al mittente».
Il prezzo era salito così a oltre 160 dollari, e la vicenda aveva insegnato che ordinare prodotti online per posta internazionale era decisamente sconsigliabile perché voleva dire pagare le tasse due volte. Infatti tutti i prodotti venduti online erano, e purtroppo lo sono tuttora, già tassati nei paesi di partenza. Cosa che alle dogane dei paesi di destinazione poco importa.
Come faranno negozi come Amazon o eBay, quotati in borsa migliaia di milioni di dollari proprio sulla base delle prospettive date loro dalla vendita online, ci siamo domandati?
Continueranno a vendere prodotti già tassati nel paese di partenza, con le dogane dei paesi di destinazione che talvolta richiederanno il pagamento delle tasse, e che talvolta «lasceranno correre»?
L'idea
Estate 1998 - Come fare per non pagare doppie tasse? L'esperienza con i CD di Oscar Peterson (e i 160 dollari pagati) aveva fatto capire che un negozio online che utilizza il sistema postale internazionale avrebbe dovuto trovare la strada per far pagare al consumatore le sole tasse del paese di destinazione, senza le tasse del paese di partenza, assolutamente non richieste.
Per far questo occorreva offrire ai consumatori prodotti non ancora sdoganati, destinati alla tassazione nel paese di destinazione finale.
L'idea, sulla quale si baserà il sito Yesmoke, consisteva nel trattare allo stesso modo una partita di merce ed un piccolo pacco della medesima partita. Una società di import-export, infatti, quando acquista una partita di merce, acquista merce non nazionalizzata, cioè non ancora sdoganata, e le tasse doganali su di essa saranno pagate, logicamente, solo nel paese di destinazione finale, dove sarà immessa sul mercato.

La «Zona Franca» della dogana di Balerna (Svizzera)
Pertanto i prodotti acquistati online e spediti per posta internazionale avrebbero dovuto essere acquistati all'ingrosso dal rivenditore, come prodotti destinati all'export, e avrebbero dovuto essere inviati, in piccoli pacchi, ai consumatori finali da una logistica situata nella «zona franca» all'interno di un'area doganale, per poter essere tassati solo nel paese di destinazione finale.
In questo modo i prodotti sarebbero stati tassati solo nel paese di destinazione, e non sarebbero stati sottoposti a doppia tassazione.
Le «zone franche» sono aree per l'immagazzinaggio, o il transito di merce destinata all'export. Ne sono provviste le dogane di tutti i paesi, e sono messe a disposizione delle società di import-export. Yesmoke spedirà le sigarette dalla «zona franca» di Balerna, situata in Ticino, nella Svizzera Italiana.
In pratica, un container da 50 mila stecche di sigarette non ancora sdoganato sarebbe giunto in «zona franca», e da qui sarebbe ripartito per i paesi di destinazione finale in 50 mila pacchi separati da 200 sigarette ciascuno, destinati a 50 mila persone diverse. Tutti provvisti della documentazione doganale richiesta, ad uso delle dogane di destinazione, ovviamente.
Il lato positivo era dato dal fatto che l'acquisto online, pur con l'applicazione dei dazi doganali al ricevimento della stecca di sigarette, avrebbe reso il prodotto acquistato per posta decisamente più competitivo di quello acquistato al negozio tradizionale, grazie allo scavalcamento di una lunga serie di intermediari.
Con dei costi di spedizione competitivi, il risultato sarebbe stato un nuovo canale di distribuzione, valido per ogni genere di merce permessa, libero ed indipendente.
La preparazione
Inizio del 1999 – Per avere chiarimenti sulla fattibilità del progetto, Yesmoke si rivolge dapprima alle Dogane Italiane, ma non giunge alcuna risposta. Così, nell'estate del 1999, vengono contattate le Dogane Svizzere, e viene fissato immediatamente un appuntamento con tre funzionari.
Essi ascoltano la descrizione del progetto e dopo pochi giorni ne confermano la fattibilità. Requisito fondamentale era la dichiarazione doganale applicata alla merce da noi spedita ai nostri clienti, che corrisponde ad una richiesta di importazione.
All'epoca gli ideatori di Yesmoke, i fratelli Carlo e Gianpaolo Messina, risiedono a Mosca. Ed è qui che in una piccola stanza, ospiti di una prestigiosa casa editrice russa al 12 di Bakuninskaya Street, nell'estate del 1999 si inizia a lavorare con entusiasmo per il progetto della tabaccheria online.

Via Bakuninskaya, Mosca (Russia)
A Mosca viene deciso il nome Yesmoke.com (successivamente si trasformerà in Yesmoke.ch), e da Mosca il sito sarà gestito tecnicamente dal webmaster ukraino Alexey Kulentzov, prima dello spostamento, nel 2001, a Roma.
Alla vigilia dell'apertura del negozio Alexey Kulentzov lavorerà ininterrottamente per ben 48 ore, per poter iniziare alla mezzanotte esatta del primo Gennaio del 2000… data storica! Purtroppo si dovrà aspettare ben 6 giorni prima di vedere il primo ordine.
Al negozio Yesmoke era possibile comperare stecche di sigarette di qualunque marca, con pagamento online tramite carta di credito. La stecca veniva aperta e riconfezionata per ottenere un pacco di spessore inferiore ai 3 centimetri, che permetteva così di beneficiare delle tariffe postali più basse.
I costi andavano dai $ 13.95, con spese di spedizione incluse nel prezzo, per una stecca da 200 sigarette Marlboro prodotte nella Comunità Europea, ai $ 6.95 per una stecca di ABBA', le più economiche. La posta veniva ritirata tutte le mattine alle 7, e tutti i pomeriggi alle 3, ora locale.
La merce viaggiava solo via aerea, e le consegne erano veloci: il «Priority», con 2 dollari di supplemento a stecca, impiegava da 1 a 4 giorni in Europa, e da 2 a 7 nel resto del mondo. La spedizione «Economy», invece, era un po' più lenta: la merce veniva ritirata 2 volte al giorno dalle poste svizzere, ma i pacchi «Economy» lasciavano la Svizzera quando i quantitativi di posta destinati a quel paese erano ottimali.
La spedizione «Economy» poteva impiegare, per esempio, da 1 a 4 settimane in USA, ma era offerta gratuitamente al compratore.
La dichiarazione doganale, che Yesmoke aveva fatto stampare sui pacchi, riportava le informazioni richieste: Content: 200 Cigarettes – Weight: gr. 300 – Value: 10 US Dollars (era il valore al netto dei costi di spedizione).
1 gennaio 2000: si parte
Il 1 gennaio 2000 il negozio online Yesmoke.com esordisce. Il primo ordine giunge il giorno 6 da Beaumont sur Oise, nord della Francia: una stecca di Marlboro Lights. Il 7 giunge il secondo ordine da Londra: una stecca di Marlboro Red ordinate da un Italiano.
Ma le sigarette, anziché essere soggette alla richiesta del pagamento dei dazi doganali, come ere avvenuto per i CD di Oscar Peterson in Italia, giungono ai destinatari duty-free.
Si deve aspettare altri 5 giorni, ed il 12 gennaio giunge il primo ordine dagli USA, Pittsburgh, Pensylvania: una stecca di Winston. Dopo un mese saranno state vendute 15 stecche. Dopo 6 mesi la media sarà salita a più di 100 stecche al giorno. Il 9 Luglio 2003 sarà stabilito il record: 47 mila stecche in un solo giorno. La tabaccheria online arriverà presto a fare un fatturato annuo di oltre 100 milioni di dollari.
Nessuno si immaginava che il negozio avrebbe spedito 6 milioni di stecche duty-free all'anno, dando vita ad un fenomeno del tutto singolare: le sigarette erano di «contrabbando» secondo alcuni, «duty-free» secondo altri. L'unica certezza era che le portava il postino.

200 sigarette pronte per la spedizione
La preparazione dei pacchi, che inizialmente era fatta da una sola persona, dovrà adattarsi alla valanga di ordini. Yesmoke creerà una logistica modello con una quasi totale automazione, che andava dal processo di apertura della stecca, al riconfezionamento e alla chiusura e saldatura dei bordi, all'incellofanatura, tutto grazie a macchine costruite su misura.
Un nastro trasportatore concludeva il processo facendo giungere la merce al piano sottostante, dove si trovava un apposito centro di smistamento delle Poste Svizzere, da dove i pacchi partivano senza indugiare.
La logistica, fiore all'occhiello di Yesmoke, arriverà a produrre in proprio le buste imbottite, le etichette, le scatole per il confezionamento dei pacchi, senza sprecare nulla: essa non creerà spazzatura, ma riciclerà tutti gli scarti, a cominciare dalle tonellate di confezioni originali delle stecche, che venivano aperte e riconfezionate per la spedizione.
Il magazzino, che inizialmente era costituito da 25 mila stecche di Marlboro Red, Lights e Winston, frutto del primo acquisto di un container piccolo da 20 piedi, diventerà un vero spettacolo. Esso salirà a parecchi milioni di stecche, arrivando a occupare buona parte della «zona franca» della dogana di Balerna. Il colpo d'occhi era notevole, gli ospiti restavano a bocca aperta.
Il brand più gettonato saranno le Marlboro Lights, seguite dalle Marlboro Red, Camel, Winston, Benson & Edges. Nell'Irlanda del Nord Yesmoke venderà un fiume di Regal, Silk Cut e Superkings. La tabaccheria online riceverà ordini da quasi tutti i paesi del mondo, Africa, Asia, Cina, Polinesia, persino dalle Isole Tonga.
Yesmoke comincerà presto a ricevere email da tutto il mondo con le domande più svariate, arrivando fino ad alcune migliaia di lettere al giorno. Per questo sarà creato un gruppo interamente dedicato all'assistenza clienti: il Customer Service.
La centrale del Customer Service non era in Svizzera ma in Italia, nelle campagne della provincia di Torino in un piccolo paese di 150 abitanti, e diventerà una società specializzata nel servizio di assistenza clienti, separata dalla Yesmoke Tobacco.
Il Customer Service era anch'esso uno spettacolo: ogni mattina una nutrita squadra di traduttrici del gentil sesso si recava al lavoro in una vecchia stalla ristrutturata, molto bella e accogliente. Ma successivamente, per via del numero crescente di impiegati, la società si dovrà trasferire in una sede più ordinaria e spaziosa.
Duty–free, duty–free
Cosa facevano le dogane dei paesi di destinazione? Solo alcune applicavano i dazi al ricevimento della merce, come fece il Canada, dove fu aperto un nuovo, legittimo canale di distribuzione, decisamente più conveniente di quello tradizionale. In Canada, infatti, pur pagando i dazi doganali al postino alla consegna del pacco, il risparmio rispetto all'acquisto tradizionale arrivava fino a 26 Dollari Canadesi a stecca in Ontario. Perfetto!

La dichiarazione doganale era stampata sui pacchi - Content: Zigaretten; Weight: Kg0.3; Value: $10
Ma la maggior parte dei paesi, a cominciare dagli USA, non richiederanno mai alcun pagamento di dazi doganali, lasciando le sigarette rigorosamente duty-free.
Altri paesi, come la Gran Bretagna, applicheranno i dazi doganali mediamente sul 50% dei pacchi, ma richiedendo ai destinatari sovrattasse e penalizzazioni per rendere l'acquisto online meno conveniente dell'acquisto in tabaccheria. In questi casi la merce sarà quasi sempre respinta al mittente, e i clienti delusi saranno sempre rimborsati da Yesmoke.
La Francia non richiederà mai alcun pagamento di tasse ai felici destinatari. Ma nel 2002, quando i quantitativi cominceranno a salire, si metterà a respingere sistematicamente al mittente tutte le stecche, pur di non aprire questo legittimo canale di acquisto. Una procedura illegale, contro la quale Yesmoke non farà alcun passo.
L'Italia, invece, mostrerà una inaspettata efficenza, richiedendo il pagamento dei dazi doganali sulle sigarette. Solo che, anziché far effettuare il pagamento al postino alla consegna del pacco, le dogane inviavano al destinatario una lettera che informava dei dazi doganali da pagare per il ritiro delle sigarette. …Proprio quello che era accaduto per i CD di Oscar Peterson.
Ma per il pagamento dei dazi ed il ritiro della merce occorreva recarsi non al più vicino ufficio postale, ma all'indirizzo delle dogane centrali, che poteva essere molto distante da casa propria. Così, in seguito ai reclami dei clienti, Yesmoke sarà costretta a interrompere le vendite in Italia già dopo poche settimane.
Ma, come vedremo, proprio in Italia accadranno cose molto interessanti…
Yesmoke alla BBC – arrivano i mass media
Nel 2001 cominciano a fioccare articoli sui quotidiani di mezzo mondo, che parleranno generalmente bene di Yesmoke. In primavera la BBC invita a Londra gli ideatori di Yesmoke per partecipare ad un programma radiofonico.

2001: Peter Day invita alla BBC gli ideatori di Yesmoke
Alla BBC si parla in termini molto positivi dell'idea di Yesmoke, che evidenzia, oltre alle immense prospettive della vendita online, la mancanza di regole precise e l'approssimazione che regnano nel sistema postale internazionale, totalmente impreparato.
L'intervista, nella quale si afferma sostanzialmente che «le tasse si pagano una volta sola», segna un boom di vendite nei paesi di lingua Inglese, incluse le lontane Australia e Nuova Zelanda.
In questo periodo ogni articolo di giornale significava un notevolissimo balzo in avanti delle vendite in quel paese. Quando accadeva una «esplosione di ordini» in un determinato paese, era chiaro che qualche giornale «aveva parlato».
Ma nonostante l'intervento della BBC e della stampa, in fatto di applicazione dei dazi doganali, a parte il Canada che aveva richiesto le tasse sin dall'inizio, nessuno si muoverà.
Le sigarette continueranno a giungere duty-free al gradino di casa dei felici clienti di Yesmoke, assieme alla bottiglia di latte fresco e al giornale, anche dopo lo scoppio della «guerra» col colosso Philip Morris e nonostante le notizie dell'Associated Press e gli articoli su giornali di tutto il mondo.
Belfast, Irlanda
Il primo boom degli acquisti a Yesmoke si verifica nel 2001, nella piccola Irlanda del Nord, dove Yesmoke giunge a spedire parecchie migliaia di stecche al giorno.
I customers di quel paese, infatti, avevano scoperto come ricevere le sigarette sempre duty-free: anziché selezionare, per esempio, Belfast/Gran Bretagna come paese di destinazione, e rischiare di ricevere sigarette con la richiesta di pagamento dei dazi doganali inglesi, come talvolta capitava in Gran Bretagna, selezionavano Belfast/Irlanda.
Così le sigarette giungevano inizialmente in Irlanda, a Dublino, dove non passavano nessun controllo doganale in quanto destinate ad un altro paese, e da qui venivano reindirizzate all'indirizzo corretto in Gran Bretagna (Irlanda del Nord). Non essendoci controllo doganale tra Irlanda e UK, le sigarette giungevano sempre duty-free ai felici destinatari. Girava la voce che nei pub si fumassero solo sigarette acquistate da Yesmoke.

Yesmoke è accusata di favorire l'IRA
Tutto era filato liscio, fino a quando, nell'autunno del 2001, i giornali e la televisione inglesi cominciano a parlare di questo nuovo fenomeno con grande preoccupazione. Si ipotizza che le sigarette acquistate tramite il sito Yesmoke vengano rivendute di contrabbando per finanziare l'IRA, il movimento di liberazione dell'Irlanda del Nord. Al telegiornale viene mostrata la home page del sito.
Così il problema diventa serio, le dogane britanniche intervengono e da li a poco cominciano ad applicare i dazi doganali al 100% delle sigarette che giungono nell'Irlanda del Nord.
Nessuno pagherà quelle tasse, maggiorate e penalizzanti, che rendevano l'acquisto online decisamente non conveniente, ma sceglieranno di respingere la merce al mittente. E Yesmoke dovrà rimborsare tutti.
Gli Stati Uniti contro il mercato
Il paese che farà la storia di Yesmoke sono gli USA, che diventeranno di gran lunga il cliente numero uno.
Qui Yesmoke sarà protagonista: giornali e televisioni parleranno abbondantemente delle Marlboro acquistate online da oltre oceano che giungevano duty-free nella buca delle lettere, facendo una gran pubblicità sia tra i fumatori, esasperati dai continui aumenti di prezzo… che tra gli addetti alle dogane, forse anch'essi tra i clienti di Yesmoke. Ma i dazi doganali non saranno mai applicati.

La dogana svizzera, come confermato dal direttore Fritz Weber durante uno speciale della televisione svizzera dedicato interamente alla vicenda di Yesmoke, trasmesso il 24 marzo 2005, già nel 2000 aveva contattato i colleghi americani: la Svizzera era disponibile a cooperare per facilitare e velocizzare la tassazione dei pacchi, il cui numero cresceva giorno dopo giorno.
Weber afferma, nel corso dell'intervista, di ignorare i motivi per cui le dogane americane non si mossero e non replicarono ai ripetuti solleciti.
Ciononostante le dogane e le poste svizzere organizzarono gli invii di posta separando i pacchi contenenti sigarette, mettendoli in appositi containers e informando le dogane americane dei containers in arrivo. Questa prassi avrebbe semplificato e velocizzato le procedure per la tassazione che, misteriosamente, i colleghi americani non faranno mai.
Le stecche continueranno a giundere rigorosamente duty-free agli entusiasti fumatori americani fino al 16 Novembre 2004, giorno del fatidico «attacco» all'aereo delle Yesmoke all'aeroporto J.F. Kennedy di New York, che vi racconteremo più avanti.
Philip Morris contro Yesmoke
Il vero boom della tabaccheria online Yesmoke.com non fu determinato dalla BBC ma da Philip Morris, che nel 2001 dà vita ad una causa legale per «Concorrenza sleale» e «Violazione dei diritti d'autore», accusando Yesmoke di vendere ai cittadini americani Marlboro destinate al mercato europeo.
È sempre girata voce di «misteriose» differenze negli ingredienti e nel gusto delle sigarette a seconda dei paesi dove sono destinate, ed era interessante poter scegliere liberamente tra le Marlboro USA, quelle europee, quelle dei duty-free shop degli aeroporti, quelle col filtro bianco e quelle col filtro marrone, come si poteva fare grazie a Yesmoke.
Era proprio questo uno dei motivi del successo della vendita online, oltre al fatto che le dogane non richiedevano alcun pagamento di tasse.
La cosa diventerà ancora più interessante quando il Los Angeles Times, seguito a ruota da altre prestigiose testate, pubblica il risultato di uno studio del Journal of Tobacco and Nicotine Research: le Marlboro made in USA avevano fatto registrare un livello di nitrosamina, considerato dagli scienziati uno dei potenziali agenti cancerogeni presenti nel fumo di tabacco, fino a 22 volte superiore al livello rilevato nelle Marlboro destinate ad altri paesi.

Il «Marlboro Man» Jack Holleran
E la cosa che aveva fatto infuriare gli Americani era il fatto che tutto fosse segreto per il consumatore, che doveva soltanto fumare le sigarette che qualcuno aveva scelto per lui, senza preoccuparsi di cosa ci fosse dentro, perché se ne era già preoccupato Philip Morris… Alla faccia dei diritti del consumatore!
Così gli ordini di Marlboro made in EU erano cresciuti alle stelle.
La causa con Philip Morris andrà avanti per più di 3 anni, portando Yesmoke sui giornali e televisioni di tutto il mondo, e contribuendo in modo determinante all'aumento delle vendite fino a 6 milioni di stecche all'anno.
La Philip Morris, nel Gennaio 2003, vincerà la causa su tutti i punti, ma Yesmoke continuerà a vendere, infischiandosi della sentenza americana. Le poste svizzere daranno una negativa risposta a David H. Katz, direttore del dipartimento «brand integrity» della Philip Morris, che chiede il blocco delle spedizioni di Marlboro insinuando che i proventi delle vendite di Yesmoke servano a finanziare il terrorismo internazionale.
Le autorità svizzere saranno categoriche: spedire sigarette negli USA è legale, in base alla Universal Postal Convention, del 15 Settembre 1999. Essa è stata ratificata sia dalla Svizzera che dagli Stati Uniti, e le sigarette sono tra i prodotti permessi. Vietando queste spedizioni la Svizzera violerebbe gli accordi. Essi faranno anche presente che ogni pacco è accompagnato da una veritiera dichiarazione doganale ad uso delle competenti autorità americane.
E l'USPS (le poste americane), continuerà imperterrito a recapitare le sigarette, in nome della legge Federale Americana, che sancisce il diritto del cittadino ad importare sigarette dall'estero, con dichiarazione doganale e pagamento dei dazi doganali (che però le dogane, inspiegabilmente, continuavano a non richiedere).
Ma Big Tobacco, che fa causa in USA e pensa di applicare queste sentenze in tutto il mondo, non molla, e nell'agosto 2004 riuscirà ad impossessarsi, grazie ad una discutibile sentenza del giudice Gerard E. Lynch del Southern District di New York, del dominio Yesmoke.com.
Il sito sarà sommerso di email di sostegno, con opinioni sulla multinazionale del tabacco, che saranno pubblicati in una apposita sezione: L'opinione dei consumatori
Per fortuna la grossolana forzatura, della quale senz'altro si parlerà in futuro in quanto scottante e pericoloso precedente nella giurisdizione della rete internet, sarà del tutto inutile: il negozio si sposterà sull'indirizzo Yesmoke.ch, registrato in Svizzera e non attaccabile da Philip Morris e da giudici Americani, dove continuerà a vendere più di prima.
Si era trattato, in poche parole, del tentativo di chiusura, per via telematica dagli Stati Uniti, di una azienda straniera, col conseguente licenziamento dei suoi dipendenti, senza che un giudice di quel paese venisse neanche informato.
Philip Morris aveva ottenuto una vera vittoria «virtuale», ma il «Marlboro Man» Jack Holleran (così veniva definito dalla stampa), «Senior Vice President of Compliance and Brand Integrity» dichiarerà: «Con Yesmoke abbiamo vinto su tutti i punti».
548 milioni di dollari di «danni»
Estate 2003: «Big Tobacco», che ha vinto la causa contro Yesmoke, vuole essere risarcito per il danno che il negozio online avrebbe causato vendendo ai fumatori americani Marlboro destinate al mercato europeo. Dopo una iniziale richiesta di pagamento danni di 548 milioni di dollari, la più alta richiesta di danni per «Concorrenza sleale» e «Violazione dei diritti d'autore» nella storia della giustizia americana, il giudice Gerard E. Linch del Southern District di New York, nel Marzo del 2005 assegnerà a Philip Morris «solo» 173 milioni.

Giudice Gerard E. Lynch
La Città di New York affiancherà Philip Morris nella guerra all'online shop, facendo causa a Yesmoke per un'infinità di reati, tra i quali R.I.C.O. (Racketeer Influenced and Corrupted Organization Act), «Contrabbando», «Associazione criminale», violazione della «N.Y. Public Health Law», violazione della «NY Mail Law», «Computer Crime», violazione del «Jenkins Act» etc.
La sentenza, che arriverà nell'Ottobre 2004, sarà di 17 milioni di dollari da pagare alla Citta di New York da parte di Yesmoke.
Nel gennaio 2005 sarà il turno dello stato dell'Oregon: la Oregon Tobacco Tax Compliance Task Force annuncierà all'Associated Press «l'attacco alla più grande tabaccheria online del mondo» accusata di una lunghissima lista di crimini. «Yesmoke non viola la legge solo in Oregon, ma la viola in tutti gli stati, noi siamo i primi ad opporci, tutti gli stati si muoveranno» dirà il procuratore generale Hardy Myers.
L'attacco sarebbe stato il risultato di una «indagine» durata 6 mesi, effettuata dall'Oregon Tobacco Tax Compliance Task Force, dall'Oregon Department of Revenue, dall'Oregon State Police e dall'Oregon Department of Justice, dichiara Myers. …Ma cosa mai avranno «indagato»?
Era chiaro che, continuando così, l'ammontare di danni da pagare tra Philip Morris, Città di New York e tutti gli Stati Uniti potrà un giorno superare abbondantemente il miliardo di dollari. Big Tobacco stava facendo terra bruciata intorno a Yesmoke, acquisendo il diritto di confisca su qualunque possedimento o merce riconducibile a Yesmoke sul territorio Americano.
Philip Morris non si accontenta, e nel Novembre del 2005 cercherà di impossessarsi del marchio Yesmoke per gli USA (La vicenda non si ò ancora conclusa). Supponiamo che lo scopo sia tenere la «pericolosissima» sigaretta fuori dal mercato americano.
Ma nessuno si accorge che il nuovo brand sta diventando «100% vietato negli USA» …proprio come il sigaro Cubano.
Le poste americane
Nonostante le sentenze del 2003 a favore di Philip Morris, e 2004 a favore della Città di New York, le sigarette della ormai famosa tabaccheria online continuavano a venir recapitate regolarmente agli affezionati clienti americani. L'USPS (le poste americane), infatti, si mostreranno sempre poco sensibili ai problemi di «Copyright» del colosso del tabacco. Al punto da continuare a recapitare le sigarette in tutti gli Stati Uniti anche dopo una nuova legge del 2003, studiata appositamente contro Yesmoke, che vieta la spedizione di sigarette per posta nello stato di New York.

Di li a poco molti altri stati istituiranno il medesimo divieto, sempre senza successo. L'USPS continuerà imperterrito a recapitare le sigarette, in nome della legge Federale Americana, che sancisce il diritto del cittadino ad importare sigarette dall'estero, con dichiarazione doganale e pagamento dei dazi doganali (che però le dogane, inspiegabilmente, continuavano a non richiedere).
E anche dopo il 20 Agosto 2004, quando Philip Morris si impossessa del dominio Yesmoke.com e il negozio online si trasferisce sull'indirizzo Yesmoke.ch, l'USPS continua a recapitare le sigarette, che continuano a giungere duty-free al gradino di casa degli entusiasti fumatori americani.
Philip Morris riuscirà ad imporsi sulla legge federale americana, determinando la fine della vendita online di sigarette, solamente grazie a pressioni sulle società delle carte di credito, che dall'inizio del 2005 non accetteranno più pagamenti online per l'acquisto di sigarette considerando internet una «possibile fonte di approvvigionamento per minori».
Così anche i fumatori canadesi, dove le tasse erano applicate regolarmente, dovranno rinunciare all'acquisto online. L'utilizzo delle carte di credito, invece, resterà liberamente accessibile ai minori per i siti pornografici, i casino, le farmacie online etc., che evidentemente non arrecano alcun disturbo a Philip Morris.
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