Arriva il Gray Market Shop, il «negozio online per contrabbandieri»

Purtroppo, a partire da quel fatidico blitz, tutte le sigarette provenienti dal negozio online Yesmoke.ch, qualunque fosse la marca e il produttore, avevano preso ad essere regolarmente confiscate al loro arrivo negli USA, nell'ambito della «Lotta al contrabbando». E questo nonostante avessero i documenti in regola.

Yesmoke, impossibilitato a vendere sigarette online al dettaglio negli States, dove vantava il maggior numero di clienti, si era trovato con un magazzino di milioni di stecche, tutte provenienti dal mercato parallelo, o «Gray market».

È chiaro a tutti che il mercato parallelo, pur essendo legale, può essere fonte di approvvigionamento dei contrabbandieri, e produttori ed autorità sono d’accordo sul fatto che esso debba essere fermato, innanzitutto non immettendovi sigarette, ma anche ritirando quelle che già si trovano su questo mercato.

E visto che la merce continuava a circolare in abbondanza sul mercato incriminato, Yesmoke, dopo i blitz delle forze dell’ordine, ha acquistato sigarette ed aumentato il suo magazzino al fine di offrire la merce ai produttori stessi, mantenendo l’impegno preso con l’Unione europea del Luglio 2004.

OLAF, la «Polizia europea»

Quando, il 30 Giugno del 2005, Yesmoke aveva scritto a Franz-Hermann Brüner, direttore dell’OLAF (l’Organismo Anti-frode della Comunità Europea), e a Jan Walton, responsabile del dipartimento Investigations & Operations, sezione Customs Cigarette and Vat, chiedendo cosa fosse meglio fare con oltre 3 milioni di stecche di sigarette acquistate sul mercato parallelo, la risposta era stata: «L’OLAF non può costringere un produttore o una società a comperare un prodotto sul mercato».

In un successivo e cortese colloquio telefonico Walton aveva confermato che «vendere quella merce era un diritto di Yesmoke», e si era dichiarato assolutamente d’accordo sul fatto che Yesmoke non aveva l’autorità e i mezzi per distinguere tra compratori «buoni» e «cattivi».

Walton aveva anche chiesto, se possibile, di informare l’OLAF sulla destinazione presa dai container di sigarette venduti, allo scopo di fare eventuali indagini, supponiamo.

E Yesmoke aveva manifestato la sua disponibilità a fornire tutte le possibili informazioni, «ma solo nel caso la cosa non fosse incompatibile con il diritto di tutela della privacy dei compratori». …Buffo, non vi pare?

Sarà così per sempre?

Il «Gray Market Shop» del sito Yesmoke.ch, che si presenta con lo slogan «Tutti possono mettere in vendita i loro prodotti e fare acquisti», è un caso piccolo ma emblematico dell’impotenza del mondo civile davanti al vero crimine organizzato che affligge il mondo.

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