Philip Morris contro Yesmoke

Il vero boom della tabaccheria online Yesmoke.com non fu determinato dalla BBC ma da Philip Morris, che nel 2001 dà vita ad una causa legale per «Concorrenza sleale» e «Violazione dei diritti d'autore», accusando Yesmoke di vendere ai cittadini americani Marlboro destinate al mercato europeo.

È sempre girata voce di «misteriose» differenze negli ingredienti e nel gusto delle sigarette a seconda dei paesi dove sono destinate, ed era interessante poter scegliere liberamente tra le Marlboro USA, quelle europee, quelle dei duty-free shop degli aeroporti, quelle col filtro bianco e quelle col filtro marrone, come si poteva fare grazie a Yesmoke.

Era proprio questo uno dei motivi del successo della vendita online, oltre al fatto che le dogane non richiedevano alcun pagamento di tasse.

La cosa diventerà ancora più interessante quando il Los Angeles Times, seguito a ruota da altre prestigiose testate, pubblica il risultato di uno studio del Journal of Tobacco and Nicotine Research: le Marlboro made in USA avevano fatto registrare un livello di nitrosamina, considerato dagli scienziati uno dei potenziali agenti cancerogeni presenti nel fumo di tabacco, fino a 22 volte superiore al livello rilevato nelle Marlboro destinate ad altri paesi.

E la cosa che aveva fatto infuriare gli Americani era il fatto che tutto fosse segreto per il consumatore.

Così gli ordini di Marlboro made in EU erano cresciuti alle stelle.

La causa con Philip Morris andrà avanti per più di 3 anni, portando Yesmoke sui giornali e televisioni di tutto il mondo, e contribuendo in modo determinante all’aumento delle vendite fino a 6 milioni di stecche all’anno.

La Philip Morris, nel Gennaio 2003, vincerà la causa su tutti i punti, ma Yesmoke continuerà a vendere, infischiandosene della sentenza americana. Le poste svizzere daranno una negativa risposta a David H. Katz, direttore del dipartimento «brand integrity» della Philip Morris, che chiede il blocco delle spedizioni di Marlboro insinuando che i proventi delle vendite di Yesmoke servano a finanziare il terrorismo internazionale.

Le autorità svizzere saranno categoriche: spedire sigarette negli USA è legale, in base alla Universal Postal Convention, del 15 Settembre 1999. Essa è stata ratificata sia dalla Svizzera che dagli Stati Uniti, e le sigarette sono tra i prodotti permessi. Vietando queste spedizioni la Svizzera violerebbe gli accordi. Essi faranno anche presente che ogni pacco è accompagnato da una veritiera dichiarazione doganale ad uso delle competenti autorità americane.

E l’USPS (le poste americane), continuerà imperterrito a recapitare le sigarette, in nome della legge Federale Americana, che sancisce il diritto del cittadino ad importare sigarette dall’estero, con dichiarazione doganale e pagamento dei dazi doganali (che però le dogane, inspiegabilmente, continuavano a non richiedere).

Ma Philip Morris, che fa causa in USA e pensa di applicare queste sentenze in tutto il mondo, non molla, e nell’agosto 2004 riuscirà ad impossessarsi, grazie ad una discutibile sentenza del giudice Gerard E. Lynch del Southern District di New York, del dominio Yesmoke.com.

Il sito sarà sommerso di email di sostegno.

Per fortuna la grossolana forzatura, della quale senz’altro si parlerà in futuro in quanto scottante e pericoloso precedente nella giurisdizione della rete internet, sarà del tutto inutile: il negozio si sposterà sull’indirizzo Yesmoke.ch, registrato in Svizzera e non attaccabile da giudici Americani, dove continuerà a vendere più di prima.

Si era trattato, in poche parole, del tentativo di chiusura, per via telematica dagli Stati Uniti, di una azienda straniera, col conseguente licenziamento dei suoi dipendenti, senza che un giudice di quel paese venisse neanche informato.

Connettiti con noi

Comunica con noi e segui i nostri aggiornamenti sul tuo social network preferito.

This website uses cookies to improve the browsing experience. Continuing navigation without changing your browser settings, you agree to receive website cookie. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close